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Croce Rossa e clandestini

Nell’incontro con la popolazione del 25 Luglio la Croce Rossa di Pordenone ha dato una immagine distorta e fuori contesto della situazione immigrazione in città  senza nemmeno affrontare il quadro generale ed ha dispensato insistentemente e ripetutamente a piene mani ritornelli melensi su “povere persone” che hanno bisogno di aiuto, e sulla “dignità” della “persona umana” (esistono persone non appartenenti al genere umano?) -. Troppi interventi dal pubblico a favore della CRI che fanno sospettare una regia di parte, e troppa paura di dire come stanno le cose da parte dei dissenzienti, anche politici di maggioranza comunale, più servilmente attenti a premettere che “io non sono contro l’accoglienza, anzi…”, piuttosto che ad articolare idee chiare e nette. Un incontro di plastica, scritto prima, recitato a copione poi.

E allora vediamo di mettere giù qualche numero:

  • Dal 2012, anno a partire dal quale è stata soppressa la democrazia, in Italia sono sbarcati 800.000  – ottocentomila – clandestini (parola contemplata in tutti i dizionari di lingua italiana) a cui vanno aggiunti gli ingressi via terra, stimabili in almeno 200.000 che porta il totale ad 1.000.000 di clandestini arrivati in Italia in soli 6 anni (media 167.000 clandestini/anno)
  • Dal 2002 al 2011 gli sbarchi sono stati 235.000 e gli arrivi da terra stimati in circa 300.000 per un totale in dieci anni di circa 535.000 clandestini (media 53.500 clandestini/anno)
  • Il totale degli ingressi clandestini in Italia dal 2002 è dunque di circa 1,5 milioni di persone
  • Secondo il Ministero dell’Interno, solo il 5% – 75.000 persone in dieci anni – di rifugiati, tutti gli altri sono clandestini economici che non hanno alcun diritto.
  • A Dicembre 2016 gli stranieri regolari erano: 8,3% della popolazione in Italia, 9,4% in Friuli Venezia Giulia, 13,8% a Pordenone
  • Il totale stranieri sul nostro suolo è dunque dato dalla somma degli immigrati regolari e di quella parte di clandestini che negli ultimi sei anni si sono fermati in Italia, parte stimabile nel 50% circa degli arrivi. Ciò porta alla seguente stima di presenze reali: 9,5% in Italia, 11% in Friuli Venezia Giulia, 15,5% a Pordenone (FVG e PN sono stati caricati di nuovi arrivi più della media nazionale)
  • A Pordenone 1 persona su 6 è straniera!
  • Sommando il costo della diaria giornaliera (fino a 45€, per i minori fino a 140€) ed i costi indiretti di sanità , Polizia, apparati burocratici, e di tutti gli altri servizi pubblici necessari a gestire l’invasione, si può approssimare per difetto in circa 50€ al giorno il costo medio per ogni clandestino anche se alcune fonti danno cifre molto superiori. Si tratta dunque di un costo di 1.500€ al mese, 2-3 volte i 500-700€ al mese con cui devono vivere moltissimi italiani.
  • Costo totale stimabile di tutti i clandestini: 11-13 miliardi € all’anno (1.500€ x 12mesi x 6-700.000) di cui buona parte finisce nelle casse delle affaristiche onlus, delle cooperative di sinistra, di gruppi politico-familiari, della Croce Rosa, della Caritas e della Chiesa terrena, e di molti altri enti “caritatevoli”
  • Quanto sopra mentre il tasso di povertà  assoluta è del 11,9%, la disoccupazione giovanile del 37,8% e quella totale del 12%, ovvero milioni di italiani poveri e senza lavoro
  • in rapporto alle relative popolazioni i carcerati immigrati sono 5 volte gli italiani, mentre il rapporto complessivo di criminosità è verosimilmente collocabile a circa 7 volte in considerazione del fatto che per i crimini commessi molti immigrati vengono denunciati a piede libero
  • circa il 50% dei clandestini sbarcati in Italia è musulmano, religione incompatibile con la Costituzione italiana e prima ancora con civiltà , etica e morale occidentali, e non solo occidentali. Basti ricordare che nell’islam la donna è sottomessa all’uomo, è permessa la poligamia di un uomo con più donne, sono permessi i matrimoni con bambine, è autorizzato lo stupro etnico, gli infedeli vanno convertiti o uccisi…

Questi sono i numeri e la realtà  con cui dobbiamo fare i conti, in particolare a Pordenone dove l’immigrazione – 1 su 6 è immigrato! – che assorbe la gran parte dei fondi a disposizione dei servizi sociali lasciando le briciole agli italiani indigenti è ormai totalmente fuori controllo. Qui sono stati reclutati terroristi e si sono raccolti soldi per le guerre in Medio Oriente, qui si fanno attività  di sostegno al terrorismo, qui si iniziano a verificare reati prima sconosciuti. Tutto ciò anche a causa della debolezza dei sindaci precedenti e dell’attuale, Ciriani, molto più attento all’immagine ed alla gestione del potere che alla tutela dei pordenonesi.

Basta!

Abbiamo già  dato ben di più delle evangeliche due guance, abbiamo già dato ben di più di quanto poteva cristianamente essere chiesto. Adesso è in pericolo la stessa identità  di Pordenone e dell’Italia, è in pericolo la stessa sopravvivenza degli italiani come popolo “dominus” in casa propria. Adesso è ora di ripristinare ordine, sicurezza e tutela degli italiani nella nostra città. Adesso non è ora di accogliere, è invece ora di espellere il 95% dei clandestini che non hanno alcun diritto. Adesso è ora di porre fine a questo criminale mercato di schiavi che riduce in povertà  gli italiani, distrugge il nostro Paese ed il futuro dei nostri giovani.

Ed è ora che paghino i criminali che hanno prodotto tutto questo.

 

Bibliografia web

http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/GEN/statistica/FOGLIA39/allegati/Rapporto_Immigrazione_2016.pdf

http://www.comune.pordenone.it/it/citta/scopri/statistica/demografia/popolazione-residente-al-31-dicembre-2016

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Slovenia/Migranti-via-terra-attraverso-i-Balcani-146380

http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_13/focus_immigrazione_7ddb3076-b14c-11dd-a7b7-00144f02aabc.shtml

http://www.ilgiornale.it/news/politica/povera-italia-immigrato-costa-doppio-agente-1041114.html

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-07-17/lavoro-ue-italia-record-neet-aumenta-poverta-150147.shtml

http://www.ilgiornale.it/news/politica/i-delinquenti-stranieri-vengono-tutti-qui-noi-1247329.html

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L’invasione è pianificata

La invasione di clandestini musulmani è pianificata, non c’è alcun dubbio.

La sinistra e la Chiesa Cattolica affermano che l’ invasione di afro-indo-musulmani è necessaria per arrestare il calo demografico di popolazione che si sta verificando nel nostro Paese. Prescindendo dal fatto che il nostro pianeta non può sopportare un incremento continuo  della popolazione, e che uno stato ben amministrato potrebbe funzionare anche con metà o meno della popolazione attuale, questa affermazione mira ad avere il consenso della maggior parte della popolazione che, stremata da una vita affannosa, iperburocratizzata, ingiusta e frustrante, si interessa poco o nulla di questi temi, non li approfondisce, ed in definitiva vive l’attimo senza alzare gli occhi oltre le mura domestiche.

La affermazione dei sinistri e dei cattocomunisti è totalmente falsa. Infatti, se si vuole contrastare il calo demografico:

  1. perché non si attuano politiche di sostegno alle famiglie favorendo quindi le nascite?
  2. Perché anziché essere aiutate le famiglie vengono sempre più impoverite con mille nuove imposte?
  3. Perché si aumenta il precariato impedendo ai giovani di sposarsi e metter su famiglia?
  4. Perchè anziché spendere più di 15 miliardi di euro all’anno per i clandestini non abbiamo investito e non investiamo questi soldi per aiutare le famiglie?

La verità è che è in piena attuazione il piano Kalergi (http://www.imolaoggi.it/2015/06/29/piano-kalergi-annientamento-dei-popoli-europei-con-la-complicita-di-chi-governa/   http://identità.com/blog/2012/12/11/il-piano-kalergi-il-genocidio-dei-popoli-europei/) che prevede la diluizione/sostituzione della popolazione italiana ed europea con una massa africana-araba-musulmana più (?) facilmente controllabile dai governi che sono esecutori del piano voluto dalla grande massofinanza a cui nei fatti si è allineata la Chiesa Cattolica. Inutile negarlo. Infatti, se così non fosse, perché non spendere i 100 miliardi di euro l’anno che spende l’insieme degli stati della UE per mantenere l’invasione clandestina (10 volte il PIL del Burkina Faso , 18 milioni di abitanti) in piani di sviluppo economico nei paesi da cui provengono. Perché la Chiesa Cattolica non chiede questo? Perché gli stati UE e l’Italia in particolare non hanno mai lanciato una simile proposta bloccando l’invasione? Perché non si tutelano le popolazioni europee storiche? Perché si tollera ogni sopruso dai clandestini mentre si punisce con ferocia giudiziaria ogni giustificata reazione degli italiani?

I media servi del potere lavorano le menti della gran massa della popolazione per modellarle alla ineluttabilità, ed anzi alla necessità della invasione afro-indo-musulmana. Essi, i media, sono ben consapevoli che esiste una parte della popolazione che ha capito come stanno realmente le cose, ma sono altrettanto consapevoli che tale parte è minoritaria, e di essa solo una minoranza non accetta il piano ed è potenzialmente disposta ad opporvisi. Politici servi e media sanno dunque che nel sistema “democratico” odierno – la peggior dittatura possibile -, è sufficiente garantirsi il voto della massa acefala per imporre il piano della grande massofinanza mondialista.

Il piano Kalergi esiste, si sta attuando sotto i nostri occhi.

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Debito pubblico? Germania peggio dell’Italia

Debito Pubblico: ultimi della classe? Parliamone

Nel 2013 La Neue Zurcher Zeitung pubblicava uno studio dell’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, in Germania, una sintesi del quale si trova al seguente link http://www.trend-online.com/prp/debito-pubblico-italia-europa-100513/?fb_ref=fb_reccomended Ancora una volta i “fenomeni” tedeschi barano con la complicità  di tutti gli altri stati europei ed anche dello Stato Italiano. Si, anche dello Stato Italiano. Non si penserà mica che questi dati siano sconosciuti a chi governa vero? E se questi dati sono conosciuti da chi governa perché non vengono resi noti all’opinione pubblica? E perché in nome di essi non si rovescia il tavolo a Bruxelles? La risposta non può essere che una: i governi italiani  obbediscono ad altri poteri. Complottismo? Rispondiamo a questa domanda: se fossero dati relativi a soldi nostri, se fossero dati che penalizzano l’economia della nostra famiglia, ci comporteremmo come  i governi italiani o pretenderemmo verità e giustizia? La Germania si sta prendendo la rivincita su molti stati, Italia per prima. Ma non è questo che indigna. Ciò che indigna è la bassezza morale di quella che ampollosamente viene definita la “classe politica” italiana, una accozzaglia di venduti per i quali senso civico, senso del dovere, etica, morale, responsabilità, non hanno alcun significato. Di loro ci dovremo ricordare, presto.

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Destra sociale estremista? Viva l’estremismo

Forza Nuova dichiara l’appoggio a Ciriani per le elezioni comunali a Pordenone ed ecco che gli uni inorridiscono e gli altri prendono le distanze.
Di fronte a questi posizionamenti scontati chiedetevi: chi è in realtà Forza Nuova? E, similmente, chi è Casa Pound? A me piacciono i fatti, non le affermazioni di comodo, ed allora sono andato a vedere cosa dicono e soprattutto cosa fanno questi signori.

Ho scoperto che Forza Nuova e Casa Pound aiutano con soldi propri le persone in emergenza, difendono i cittadini che subiscono violenza da parte di immigrati e non, chiedono che le case popolari vengano date prima agli italiani che hanno costruito questo Paese insieme ai loro padri, ai loro nonni, ai loro avi, chiedono che si aiutino gli italiani poveri prima degli immigrati, spesso violenti, quasi sempre pretenziosi, ospitati in alberghi e residenze di cui si lamentano.

Come La Destra, anche Forza Nuova e Casa Pound chiedono che l’Italia sia sovrana e non schiava di una Europa che di fronte all’invasione islamica nei fatti ci scarica mentre uccide scientemente i nostri agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani… Così come fa La Destra chiedono rispetto della nostra cultura e delle nostre tradizioni, chiedono dignità per un Paese umiliato che pretende giustizia per alcuni, ma non per i marò, che onora i teppisti e garantisce i delinquenti, ma condanna chi difende la propria vita. Da forse fastidio che a chiederlo sia la Destra Sociale?

E’ forse migliore la ipocrita sinistra che governa oggi e fa gli interessi delle banche, obbedisce alle lobby economiche-massoniche, obbedisce a Bruxelles, taglia sanità, pensione, diritti acquisiti, abbandona gli italiani e distrugge l’Italia? E’ forse migliore il centrodestra nazionale che langue complice?

Forza Nuova e Casa Pound estremisti? Se il loro è estremismo allora viva l’estremismo.
Non mi interessa di che colore è chi mi tutela ed ha i principi dei miei avi. Mi interessa ed appoggio senza riserve chi ha come punti fermi della propria vita rispetto, giustizia vera e dignità per gli italiani. Alzi la mano nel suo cuore chi non condivide.

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E’ invasione!

Un milione di extracomunitari si riverserà in Italia nei prossimi mesi adesso che Slovenia, Croazia, Serbia, Ungheria e Macedonia hanno chiuso le loro frontiere. Arriveranno con gommoni e barche fatiscenti dall’Albania e ancora dalla costa africana alla quale la Marina andrà a prenderli come sempre mentre i media servi del potere riempiranno i telegiornali con immagini sapientemente scelte per incutere sensi di colpa che non hanno motivo di esistere.

Ci costeranno 1.500 euro al mese cadauno (hanno aumentato la diaria a 50€ al giorno), per un miliardo e mezzo di euro al mese, ovvero 18 miliardi all’anno che verranno pagati da noi: 1.000 euro ogni famiglia, il 70% dello stipendio medio mensile di un italiano, quasi un mese di stipendio solo per questi ultimi che arriveranno. Paghiamo infatti già più che altrettanto per quelli arrivati negli ultimi anni, solo il 5% rifugiati, il resto soprattutto maschi giovani in cerca dell’Eldorado in cui prendere e distruggere, mantenuti in albergo mentre molti italiani in povertà stanno in strada senza alcun aiuto vedendosi rifiutati quegli stessi servizi dati ai clandestini.

E dopo questi ne arriveranno altri, milioni, ancora. E aumenteranno stupri, omicidi, violenze di ogni genere con Polizia e Carabinieri costretti a guardare perché politici e magistrati venduti eseguono gli ordini che gli impartiscono la Trilaterale, il gruppo Bilderberg, ovvero la grande finanza mondiale. Sarà impoverita tutta l’Italia, sarà cancellata la classe media che confluirà nella classe povera, mentre pochi ricchi saranno sempre più ricchi, i boiardi di stato aumenteranno i loro privilegi, l’apparato prospererà sulla pelle del 70% dell’Italia che sarà povera, senza sanità, già oggi di fatto dimezzata, senza servizi se non a pagamento. Scoppieranno disordini sociali, le libertà personali verranno pressoché eliminate, il controllo sul singolo individuo sarà totale.

Saremo servi a casa nostra, in mano a musulmani che prima governeranno con questi politici venduti dopo aver istituito un loro partito e poi prenderanno il potere conquistando definitivamente l’Italia.
Distruggeranno definitivamente la nostra società la nostra cultura, la nostra civiltà.
Questo accadrà, perché la massa indistinta chinerà sempre la testa fino a che ci sarà l’ultimo tozzo di pane sulla tavola, ultimo tozzo di pane che sapientemente non verrà fatto mancare per non innescare la rivolta che in un paese con dignità, popolato da persone con dignità starebbe già per sorgere.

Non ci sarà speranza se la massa indistinta che oggi ha l’unico scopo di “divertirsi” ignorando cosa sta per scoppiargli attorno non poserà la birra, non poserà lo smalto per le unghie, e non si preoccuperà del futuro prossimo suo e dei propri figli scendendo in piazza per salvare la propria famiglia, il proprio Paese, la propria civiltà compromessa.
Svegliatevi italiani!

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Sig. Vescovo di Padova, Lei mi ha pugnalato

Signor Vescovo di Padova,

Lei mi ha pugnalato alla schiena. E come me tutti i cattolici, anzi, i cristiani italiani e non solo. Quando dice che è disposto a “fare un passo indietro”, ovvero a rinunciare al presepio per mantenere la pace, lei afferma che è disposto a rinunciare a celebrare la nascita di Gesù, e quindi che è disposto a rinunciare alla religione cattolica di cui lei è stato nominato ministro. Con la sua affermazione lei ha abiurato alla fede, e peggio ancora, ha abbandonato e tradito chi da lei avrebbe dovuto essere guidato e difeso dal dilagante relativismo e dalla quotidiana negazione delle nostre radici e della nostra storia. Mai avrei creduto di sentire le parole che Lei ha proferito, e mai avrei creduto di vedere una Chiesa così remissiva e sottomessa di fronte all’incessante e dolorosissima strage di cristiani nel mondo. Non bastavano gli scandali sui comportamenti dei prelati e sulla corruzione delle “alte gerarchie”, mancavano questi inaspettati e imprevedibili comportamenti pavidi.
Mai come ora i cattolici ed i cristiani in genere debbono aggrapparsi alla Chiesa delle missioni per credere che essa esista ancora. Oggi infatti esistono due Chiese agli antipodi: una coraggiosa che opera nel terzo mondo, ed una opulenta, cortigiana e attenta al denaro, nella quale non mi riconosco. E come me, molti altri.

Alfredo Pasini

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Basta!

Ho il diritto di dire “basta, non faccio più carità”. E nessuno si azzardi a darmi del razzista. Con le mie tasse, con servizi sempre minori, più scadenti e più cari dati invece gratuitamente ai clandestini ho pagato l’accoglienza di milioni di soggetti che non hanno nessun diritto di stare nel nostro Paese, ho dato carità vera a chi mi ha ripagato rubando, importunando, stuprando le nostre donne, compiendo atti sacrileghi contro la mia religione, base della civiltà occidentale distrutta giorno dopo giorno da bipedi venduti di Bruxelles, Roma, Berlino, Parigi, Londra. Oggi il discriminato sono io come tutti gli italiani a cui sono tolti i loro diritti, quei diritti per cui ogni giorno pagano con il loro lavoro mentre torme di stranieri con smartphone iPad e cuffiette invadono la nostra casa, lamentandosi di ciò che ricevono, gettando il cibo non gradito, spaccando quanto messo a loro disposizione pretendendo il nostro appiattimento alle loro usanze e volontà. Nessuno può darmi del razzista, perché ho dato, molto; e nessuno avrebbe potuto darmi del razzista se non avessi dato perché anche in quel caso comunque non avrei fatto nulla contro quella gente. Essere razzisti significa discriminare, vessare; non dare può essere non caritatevole, ma non è discriminare. Non ho l’obbligo di soccorrere e accogliere, di privarmi di un decoroso livello di vita per darlo ad altri; non avrei nemmeno l’obbligo di dare il superfluo ad altri. Ho l’opportunità di farlo, ma sono già lodevole quando faccio qualcosa più di zero; e fino ad oggi ho fatto molto, moltissimo, da qualunque parte la si guardi, nel Paese che al mondo è stato di gran lunga il più accogliente, ed anche il più stupido.

Adesso basta! Ho esaurito la pazienza e la carità che fino ad oggi hanno già fatto di me un buon cristiano ed un buon laico. Ho il diritto di dire basta perché ho già dato molto togliendolo alla mia famiglia ed a me stesso. In Italia c’è un forte razzismo contro gli italiani, il razzismo degli utili ipocriti idioti servi della grande finanza mondiale, dei venduti che ci governano, di coloro che in posizione di comando discriminano e vessano gli italiani che questo Paese hanno costruito con il lavoro loro, dei loro padri, dei loro nonni, dei loro bisnonni, dei loro avi. In guerra costoro sarebbero responsabili di alto tradimento, ed oggi in guerra, sociale, ci siamo già.

Basta!

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Occidente vile

C’è da vergognarsi di essere occidentali, di questo Occidente vile. Mentre i peshmerga, uomini e donne, lottano con coraggio per la difesa della loro gente, della loro terra e della libertà, quella libertà vera di credo e di opinione di cui tanto si riempiono la bocca americani, inglesi, francesi, tedeschi e italiani, i governi occidentali stanno a guardare il loro massacro limitandosi a blandi bombardamenti aerei, senza fornire loro nemmeno le armi di cui necessitano. Eppure i curdi sono in questo momento l’unico vero baluardo contro la ferocia e la disumanità degli estremisti islamici inizialmente fomentati e finanziati dagli stessi americani in chiave anti Assad. Loro, i e le peshmerga sono l’unico argine al dilagare del califfato in Europa. Vile lo stare a guardare dell’Occidente e di quella falsa e doppiogiochista Turchia discendente diretta dell’Impero Ottomano che Bruxelles vorrebbe far entrare nella Unione Europea. Oggi la Turchia ha trovato nel califfato chi fa al posto suo il lavoro sporco di eliminare i curdi che da sempre ha combattuto come nemici; e dietro la cortina fumogena di un comunque inadeguato bombardamento aereo ha trovato un meschino ed insperato alleato nella venduta Bruxelles. Il tutto sotto la regia unica del gruppo Bilderberg e della grande finanza mondiale. La crisi economica è nulla in confronto alla crisi etica e morale dell’Occidente.

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dovere e solidarietà

DOVERE E SOLIDARIETA’

 Un detto comune sulla annosa questione italiana, oggi drammatica, recita pressappoco così: “Se fossimo come tedeschi e svizzeri, staremmo di gran lunga meglio di loro”. Ecco, il problema sta tutto qui. Perché Germania e Svizzera sono molto solide al contrario dell’Italia che è molto traballante? Hanno forse petrolio, minerali pregiati, risorse naturali abbondanti? No. Hanno forse straordinarie bellezze paesaggistiche e culturali come l’Italia? No. Hanno forse collocazione geografica strategica? No. Chiediamoci: uomini e donne svizzeri e tedeschi sono forse geneticamente superiori? No. E allora dove sta la differenza fra quei due paesi forti e un’Italia di pulcinella che da tempo si sta autodistruggendo? Nel modo di pensare e di essere, fatto di serietà, rigore e senso civico applicati alla loro vita quotidiana.

L’Italia è un paese devastato da quel ’68 che ha enfatizzato a dismisura la parola “diritto” a favore di molti, ed ha cancellato dal vocabolario la parola “dovere” rimasta  a carico di pochi.

Due dei totem intoccabili di questa pseudo cultura democratica, peraltro a senso unico, sono la pelosa solidarietà agli immigrati e la cassa integrazione, strumento moralmente condivisibile, ma di applicazione sbagliata. Soprattutto in un paese in profonda crisi economica appare moralmente sbagliato che persone mantenute dalla comunità non concorrano al benessere della comunità stessa tenendo in ordine le città, aiutando i comuni nelle loro necessità, comunque rendendosi utili. Nella vita quotidiana non è nemmeno in discussione che per avere di che vivere si debba lavorare, perché allora questa regola non vale più quando è la comunità che garantisce la sopravvivenza? Restituire ad essa con il proprio lavoro insegnerebbe come si vive qui a chi è sbarcato nella convinzione che tutto sia gratis e dovuto, riempirebbe di significato le giornate dei cassaintegrati, rimetterebbe sui giusti binari una solidarietà che oggi è a senso unico, e darebbe un forte segno di cambiamento ad un paese che ne ha un gran bisogno. Restituire, senza fare gli schizzinosi: ogni lavoro ha e dà dignità, soprattutto quando fatto in cambio di una generosità ricevuta ma per nulla dovuta, tanto che, ingiustamente, non ne sono beneficiati artigiani, liberi professionisti e commercianti. Restituire alla comunità ciò che essa ha dato farebbe più belle le nostre città, farebbe sicuramente bene alla propria autostima, e darebbe a tutta la  comunità un forte messaggio verso quella indispensabile cultura del dovere che rende forti dentro, che permette di chiedere conto senza paura a chi non fa il proprio e di rilanciare un paese che ha la causa profonda del proprio dissesto nella perdita di valori fondanti ed in una sbagliata concezione del rapporto singolo-comunità.

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Politici e stipendi

Caro Mario,

gli stipendi dei politici non sono troppo alti, sono non meritati. Gli stipendi dei dirigenti “normali” dello Stato e della amministrazione pubblica, compresi i magistrati, prima che essere troppo alti, semplicemente non corrispondono ai risultati ottenuti (quelli di fascia alta e le relative scandalose buonuscite vanno drasticamente tagliati a prescindere, senza se e senza ma!). Lo Stato ha una inefficace ed inefficiente struttura elefantiaca che va drasticamente sfoltita; il numero iperbolico di politici e gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici sono una follia insostenibile ed un’area di privilegio inaccettabile, sicuramente bastano la metà dei politici ed i due terzi dei burocrati, forse anche meno riducendo e rivedendo opportunamente e doverosamente le duecentomila leggi che subiamo ogni giorno. Nella situazione attuale, nel disastro a cui siamo stati portati, anche mille euro al mese sono troppi per un ministro, un parlamentare, un presidente, un amministratore delegato, un dirigente di Agenzia delle Entrate, Inps, Ferrovie…. Sono il primo a concordare  su tutto ciò ed a dire che è uno scandalo senza pari: fosse per me, farei una drastica pulizia, sia nell’apparato politico che in quello burocratico come già fatto a tempo debito localmente (http://www.alfredopasini.it/il-peso-della-burocrazia/).

Detto questo le persone intelligenti vanno un pò più in la con il ragionamento e dunque a te che sei libero professionista, lavoratore autonomo o imprenditore e che vorresti che il pubblico fosse gestito e funzionasse come il buon privato, pongo una domanda: se tu avessi un dipendente capace e intraprendente che risolve tutti i problemi, che di fatto gestisce la tua attività producendo risultati, reddito e crescita, gli daresti il minimo sindacale perchè “un dipendente è un dipendente” o te lo terresti stretto gratificandolo in ogni modo? Se la tua risposta è per la prima opzione, ferma qui la tua lettura. Se la tua risposta è invece per la seconda opzione ti pongo un’altra domanda: ritieni che pur non avendo finalità di lucro nel senso stretto del termine, come invece è per il settore privato, lo Stato debba essere gestito con principi e regole di una azienda privata o che debba essere gestito con logiche completamente diverse? Se la tua risposta è per la prima opzione allora  dovresti convenire che così come nel privato ogni azienda non micro ha una struttura organizzativa che prevede presidente, amministratore delegato, board, direttore generale, dirigenti, funzionari, impiegati e operai, così anche per lo Stato, le Regioni, le Province (restano lì, hanno solo tolto a noi la possibilità di eleggere chi le guida) e per i Comuni ha senso lo schema-tipo di struttura esistente oggi (non le sue dimensioni numeriche). E dovresti anche convenire che così come nel privato, anche nel pubblico gli stipendi dovrebbero essere commisurati a responsabilità, risultati, dimensioni dell’ente e fatturato (bilancio consuntivo). Tolte le scandalose esagerazioni in tutte le strutture pubbliche, il problema non sono dunque gli stipendi dei politici e dei burocrati, il problema è cosa essi producono a fronte dei soldi percepiti. Se dunque nel privato tu pagheresti molto bene il collaboratore di cui si parlava all’inizio e licenzieresti il dipendente incapace, improduttivo, pigro, assenteista, così deve essere anche nello Stato sia che si parli di politici, sia che si parli di dirigenti o funzionari o impiegati. I problemi si risolvono eliminando la causa, non l’effetto, e nel settore pubblico la causa è la mancanza di etica e di morale, non gli stipendi che ne sono l’effetto. Se dunque in questo momento anche mille euro al mese sono troppi per la ciurma che ci sgoverna distruggendo la Nazione (ammesso che abbia senso usare questo termine), concettualmente la voce stipendi non è il problema, nè pro capite nè per ammontare complessivo, pur potendo essere di molto ridotto il numero dei politici. Non considerando la vergogna assoluta degli stipendi e del rapporto risultati/stipendi della magistratura e dei grandi “managers” pubblici, qualcuno osserva che in altri Stati i politici sono pagati molto meno. Non conosco il sistema politico di quei paesi (protezioni per chi rientra? lobbies ammesse? lecito avere rapporti di lavoro con le lobbies?), ma faccio una considerazione: in uno Stato in cui il lobbismo sia bandito, cosa che ritengo opportuna perchè sicuramente le lobbies non hanno a cuore il futuro di lungo termine, i deboli, l’ambiente che consegneremo ai nostri figli ed altro ancora, ma solamente il loro profitto immediato, il politico non amministratore che voglia onorare seriamente il suo impegno con correttezza ed equità lavora almeno 4 giorni alla settimana per il suo Paese (il sindaco 7/7) e quindi abbandona di fatto il lavoro che aveva prima di trovarsi a rappresentare i suoi concittadini su qualche scranno pubblico. Senza retropensieri e accomodamenti all’italiana perchè stiamo disegnando una politica di etica e moralità, possiamo dire che alla fine del suo mandato se è un dipendente pubblico o un pensionato il politico avrà garantito il suo posto di lavoro anche se molto probabilmente perderà opportunità di carriera per il solo fatto di aver abbandonato temporaneamente il suo posto, ma se è artigiano, commerciante, imprenditore, libero professionista, dovrà ricominciare da zero, non essendo più aggiornato, avendo perso i contatti con i clienti, le relazioni, e avendo comunque una famiglia da mantenere. In queste condizioni tu metteresti a rischio il futuro tuo e della tua famiglia per due lire? Perchè dunque un politico dovrebbe essere pagato poco? Nessuno obbliga il politico a impegnarsi in politica? Vero, ma una persona seria e onesta lo è prima di tutto con la sua famiglia e con se stesso. E se tu non lo faresti perchè pretendi che altri lo facciano al posto tuo a due lire? Per pochi spiccioli lo farebbero solo i ladri. E lascia perdere che i ladri ci sono anche oggi, questo semmai è la dimostrazione di cosa produce la mancanza di etica e di morale. Personalmente ritengo che in una politica pulita e fattiva chi si impegna debba essere protetto e gli debba essere garantita dignità e quanto necessario al suo reinserimento nella società. Questo è lo spirito con cui in origine si è assegnato uno stipendio ai politici. Anche la buonuscita di reinserimento di fine mandato è dunque concettualmente giusta, peccato che non sia applicata ai sindaci, che più di chiunque altro andrebbero tutelati. Il problema dunque sta in due sole parole: etica e moralità. Se ci sono etica e moralità ci sono giustizia ed equità, severità e rispetto, delle persone e delle cose, gratificazione e morigerazione. Con etica e moralità ogni lira percepita è meritata, ogni merito va riconosciuto. Con etica e moralità il pubblico vale quanto il buon privato, forse anche di più. Non ci serve dunque una politica così come è oggi, ci serve una politica che guidi lo Stato con una visione strategica ed etica di lungo periodo e lo gestisca con moralità ed i metodi ed i risultati del buon privato. Per fare questo servono gli uomini migliori, e gli uomini migliori vanno gratificati e tutelati, sotto ogni punto di vista.

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La politica uccide

Potrebbe capitare anche ad altri di trovarsi un giorno con una pistola in mano e qualcuno a terra davanti. La crisi uccide. Decine e decine di persone, non sappiamo esattamente quante, si sono tolte la vita perché non reggevano il peso di una situazione drammatica: difficoltà a mantenere la famiglia, licenziamento forzato di collaboratori fidati per i quali, e per le loro famiglie, si sentivano responsabili, orizzonte buio.

La politica uccide. Diversi di coloro che si sono tolti la vita avevano crediti importanti con la amministrazione pubblica, e le loro aziende sono fallite perché lo stato, le regioni, le province, i comuni non hanno pagato alle loro aziende quanto esse avevano pieno diritto di avere per i lavori fatti ed i servizi prestati. Aziende sane fallite perché la politica non ha disposto i pagamenti dovuti. Pensateci un attimo, immaginate che la azienda sia la vostra, i collaboratori siano i vostri, in pericolo siano i vostri figli e vostra moglie/marito. Arriva il momento che non si regge ed allora diventa altamente probabile una delle due possibilità: suicidio, vendetta.

La politica è responsabile di questa crisi: lo è a livello mondiale, perché si è fatto finta di non vedere e di non sapere che gigantesche bolle speculative si stavano formando, bolle che sarebbero esplose ed avrebbero messo sulla strada milioni e milioni di famiglie; lo è a livello italiano perché dal 1946 in poi la politica è autoreferenziale, ha pensato e pensa solo a se stessa, ad arricchimenti  illeciti con i soldi della gente, senza costruire il futuro del Paese e non ha mai avuto quello spirito fondamentale che è contenuto in tre parole: etica, morale, civismo. I morti di oggi li fa la politica irresponsabile, avida, immorale e senza pudore.

Non ho letto una parola di un qualunque politico a comprensione di Preiti che ha sparato ai due carabinieri, volendo sparare ad altri, con un gesto da condannare in toto, ma anche da comprendere in toto. Quante altre persone sono state o sono lì lì per compiere un altro simile disperato gesto? Ma dalla politica solo la doverosa vicinanza ai due carabinieri – tutta l’Italia è con loro – che sono nella stessa barca di Preiti, poveri cristi tutti, vittime della stessa crisi e della stessa politica. Non una parola di commiserazione per questo sventurato italiano che non voleva uccidere i carabinieri, da sempre amici della gente e soprattutto della povera gente, uno che voleva colpire i responsabili del suo dramma, quelli che dopo avergli tolto tutto non riescono ad avere nemmeno un colpo d’ala mentre il paese affonda e con esso milioni di famiglie, nemmeno Grillo. Nessuno ha avuto una parola per questo disgraziato in cui sotto sotto si immedesima tantissima gente, nessun politico ha detto “siamo colpevoli, chiediamo scusa a tutti, da oggi le nostre giornate saranno dedicate tutte a risanare questo paese ed a dare agli italiani ciò che i nostri errori hanno loro tolto”. Non uno; sommo gesto di disprezzo per chi soffre tutti i giorni a causa della politica corrotta. Mentre Cancellieri parla di gesto di uno squilibrato. Hanno tirato troppo la corda, è quasi rotta.

Sono sempre più convinto che la soluzione al problema italiano è quella già indicata e percorsa da Mussolini: destra sociale fatta di doveri prima e diritti dopo, povera gente prima altri dopo, rispetto prima pretese dopo, responsabilità prima giudizi dopo, onestà sempre. Per tutti, cominciando da chi sta in testa.

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Italiani litigano, Germania scippa

Eccoli qua la grande Germania e gli stupidotti europei di contorno.

Come riportato da diversi media nazionali, risulta che, come garanzia sul prestito della BCE, Berlino ha ottenuto il diritto di sfruttamento delle acque territoriali di Cipro per i prossimi 99 anni.

“Saranno infatti aziende tedesche che avranno il diritto di entrare nelle acque cipriote, per la prospezione e l’eventuale sfruttamento delle risorse petrolifere, per il possibile sfruttamento del giacimento di metano parzialmente condiviso con Israele sufficiente per il fabbisogno europeo per 50 anni buoni, e per lo sfruttamento delle pescose e ricche zone FAO, conosciute soprattutto per la presenza del pregiato tonno rosso del mediterraneo, amato dai giapponesi, pescato, macellato e congelato direttamente in barca, spedito per via aerea in Giappone e battuto all’asta a carissimo prezzo al mercato del pesce di Tokio.
Almeno quel poco che ne è rimasto. Bel colpo, salvare Cipro.”

Dicono che sia stata fatta una gara con greci (!), francesi, inglesi e che la Germania abbia avuto la meglio. Ma chi ci crede! Anche se avessero fatto la fantomatica gara, come pensiamo sia andata tra Francia, Germania e Inghilterra: “ieri tu ti sei presa la Libia, oggi io mi prendo Cipro, domani tu ti prendi…..”
Dunque, tutta la UE, con i soldi di tutti gli stati membri – Italia compresa – così come è stato per il salvataggio della Grecia, “salva” Cipro e la Germania da sola prende il bottino di guerra.

Che si tratti guerra è palese, da decenni la Germania sta conducendo la sua guerra per impadronirsi della UE. Dopo aver “comperato” le aziende di mezza Europa dell’Est, dopo aver contrastato ed in molti casi impedito il riconoscimento dei prodotti di origine controllata a danno soprattutto dell’Italia, dopo essersi ingrassata in questa perdurante crisi a spese di Spagna, Portogallo, Grecia e Italia facendo alzare lo spred dei paesi in difficoltà e inducendo quindi gli investitori a rifugiarsi pur con bassi tassi di interesse nelle banche tedesche finanziatrici a buon mercato dell’industria germanica, adesso ancor più spudoratamente la Germania utilizza i soldi di tutti gli europei, italiani in testa, per mettere le mani sul patrimonio di un debole stato “europeo”. I soldi di tutti per gli interessi della Germania.

Nel frattempo Bersani, Grillo e la politica italiana litigano nella nave che affonda. Italiani, stupidità senza fine.

Io insisto, dobbiamo uscire da UE e adottare una politica protezionista. Sono confortato in questo – quanto meno sulla politica protezionista – da studiosi del calibro di Alain De Benoist, Emmanuel Todd e Jean Luc Greau

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Il peso della burocrazia

In un mio precedente articolo ho scritto che, senza licenziare, il personale della Pubblica Amministrazione può essere agevolmente ridotto mediamente del 20% su base nazionale, a legislazione invariata.

Se però ci si decidesse una volta per tutte a fare una vera sburocratizzazione, ovvero ad eliminare molte leggi inutili che nulla portano alla efficienza della macchina e nulla portano alle aziende, ma anzi creano costi aggiuntivi stimabili nel 10%-15% del fatturato aziendale per i privati, ed altrettanti per la Amministrazione Pubblica (PA), e se ci si decidesse a fare testi unici con leggi semplici che fossero obbligatoriamente comprensibili ad un cittadino qualunque, quel 20% potrebbe diventare agevolmente un 30%.

In numeri di bilancio questo significa una riduzione di circa 90.000 dipendenti/anno e perciò di circa  1.000.000 di dipendenti pubblici in 10 anni sui 3.500.000 attuali, riduzione ottenuta senza licenziare alcuno, ma  semplicemente non rimpiazzando coloro che vanno in pensione ed eliminando con gradualità le posizioni precarie; in denaro questo significa circa 6 miliardi €/anno, ovvero più di 60 miliardi di euro a fine operazione. Per essere ancora più chiari avremmo un risparmio di 6 mld€ il primo anno, 12 mld€ il secondo anno, 18 mld€ il terzo….,  60 mld€/anno ogni anno dal decimo in poi. Garantisco che la macchina pubblica funzionerebbe anche meglio, lo ho già verificato nel comune di Pordenone.

Ovviamente il personale rimanente andrebbe formato e motivato adeguatamente partendo dal principio che ognuno di noi vorrebbe avere soddisfazione dal proprio lavoro, sia professionale, che morale che economica. Esattamente ciò che ho fatto nel Comune di Pordenone nei miei 8 anni da Sindaco, con risultati davvero molto buoni per tutti, dipendenti pubblici in testa.

Se i 60 mld€/anno in meno di spese della PA fossero trasformati in minori tasse per industria, artigianato, agricoltura e commercio che proprio grazie alla semplificazione burocratica avrebbero minori costi stimabili in 20-30 mld€/anno, il totale porterebbe a 80-90 mld€/anno di minori tasse per il comparto produttivo, il che ne aumenterebbe di molto la competitività generando quindi la necessità di nuove assunzioni, ovvero diminuendo la disoccupazione, aumentando la ricchezza del paese , della gente…..

Ricetta semplice vero? Perché non va di moda? Secondo voi “l’apparato” uscirebbe rafforzato o indebolito da una tale rivoluzione?

Ci vuole un potere forte, determinato, non condizionabile

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Il futuro del Friuli Venezia Giulia

La storia insegna, specialmente quando i fatti considerati sono affini a quelli che si vorrebbe leggere con gli occhi della storia.

Lester Turow ha scritto un bel libro sulla sfida economica continentale iniziata negli anni ’80 fra Giappone, USA ed Europa con una Cina ed un Sud-Est Asiatico che erano appena i cuccioli di tigre che conosciamo oggi.  Era in palio la supremazia nel mercato mondiale non ancora benedetto ed impalmato da quella autentica iattura che è il WTO (World Trade Organization) certificato di garanzia della globalizzazione, la più grande tragedia sociale dei tempi moderni.

Lester Turow era consigliere economico di Ronald Reagan ed aveva studiato a fondo le economie mondiali, in particolar modo la economia del Sud-Est Asiatico, scoprendo che la curva dello sviluppo economico era funzione esponenziale degli investimenti fatti in istruzione, formazione e ricerca e sviluppo: la correlazione non era casuale, era anzi evidente il rapporto causa-effetto. Abbiamo visto cosa sono diventati oggi i cuccioli di tigre di allora: Cina, Corea del Sud, Taiwan, Malesia, Indonesia, Vietnam sono autentiche tigri che Europa e USA non riescono ad arginare ed alle quali presto soccomberanno.

Sono passati quasi trenta anni da allora, da quando si ebbe la certezza peraltro ovvia che gli investimenti in istruzione, formazione e ricerca&sviluppo sono il più potente motore dello sviluppo economico di un paese, come se le scoperte di Volta, di Meucci e di altri straordinari scienziati non avessero già indicato la strada pur nella loro eccezionalità.

E l’Italia cosa ha fatto da allora? In tutti questi anni l’Italia non ha minimamente considerato le motivazioni del successo dei paesi asiatici e non ha investito nella formazione dei cervelli risorse minimamente adeguate ad affrontare una sfida globale che da tempo si era capito sarebbe stata terribile.

Così anche la nostra regione, quel Friuli Venezia Giulia fatto di gente laboriosa proveniente da un passato di grande fatica ed indigenza che nel dopoguerra si è convertito in regione industriale di successo. Di successo, ma di fiato corto. Nel momento in cui bisognava premere sull’acceleratore investendo sugli studenti e sui ricercatori di ogni età, su scienza e creatività, si sono invece riversati fiumi di soldi nel finanziamento di mille attività che guardavano all’oggi e non al domani. Grave miopia politica da cui nessuna forza politica è immune, nemmeno il centrodestra che però ha almeno il merito di aver sostenuto le aziende in difficoltà in questi terribili ultimi 5 anni.

La strada del futuro è segnata se si vuole sopravvivere e prosperare: investire in tutta la filiera del cervello, soprattutto sulle università troppo poco sostenute fino ad oggi, sulla formazione, sulla ricerca e sviluppo. Investire senza obiettivi di breve termine, elettorali e di consenso. E’ ora che la politica guardi lontano e svolga finalmente il suo compito: costruire un futuro solido e duraturo basato sul sapere dei propri cittadini, il valore più grande che la nostra popolazione ha. Agli obiettivi di breve termine ci pensino le aziende; la politica e la regione hanno, devono avere, obiettivi di lungo termine, gli unici in grado di costruire, far crescere, rendere forti. Ciò richiederà forti investimenti, costanza, pazienza, ma alla fine il Friuli Venezia Giulia si sarà garantito uno splendido futuro diventando regione di avanguardia e di riferimento. Crederci.

 

 

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Fosse Ardeatine

Fosse Ardeatine, una delle pagine più tristi della storia italiana. E’ fuor di ogni dubbio che i responsabili indiretti ma pienamente consapevoli della strage delle Fosse Ardeatine furono i partigiani delle brigate Garibaldi che con una azione militarmente irrilevante uccisero 33 uomini (altri 9 sarebbero deceduti in seguito) del reparto di polizia SS Polizei Regiment Bozen non in un combattimento a viso aperto che non avrebbe avuto altre conseguenze sulla popolazione, ma in un agguato durante un trasferimento dei tedeschi lungo le vie di Roma. Nell’esplosione della bomba morirono anche due civili, fra cui un bambino di 12 anni, e nella sparatoria successiva altri quattro italiani.

I partigiani sapevano che sul suolo italiano l’ordine di rappresaglia applicato dai tedeschi era di dieci italiani fucilati per ogni tedesco ucciso in azioni di resistenza armata, e sapevano che se si fossero consegnati ai tedeschi per pagare di persona la loro azione non ci sarebbe stata rappresaglia, ma nonostante ciò essi non si presentarono ai tedeschi e 335 italiani furono uccisi al posto loro. “Circa 39 erano ufficiali, sottufficiali e soldati appartenenti alle formazioni clandestine della Resistenza militare, circa 52 erano gli aderenti alle formazioni del Partito d’Azione e di Giustizia e Libertà, e Bandiera Rossa, un’organizzazione comunista trockijsta non legata al CLN, e 75 erano di religione ebraica. Altri, fino a raggiungere il numero previsto, furono detenuti comuni. Non mancarono tuttavia tra gli uccisi i rastrellati a caso e gli arrestati a seguito di delazioni dell’ultima ora” (Wikipedia). E’ falso che il Questore Pietro Caruso abbia collaborato con i tedeschi per la individuazione dei cittadini da fucilare, anzi egli si oppose alla stesura della lista; ciò nonostante venne fucilato dopo un processo sommario. Ancor peggiore sorte toccò all’incolpevole direttore di Regina Coeli Donato Carretta che nonostante nei giorni precedenti avesse liberato dei detenuti per evitare che cadessero in rappresaglie, venne linciato dalla folla inferocita che ancora una volta dimostrò la stoffa dell’italiano medio.

I partigiani conoscevano perfettamente l’ordine di rappresaglia previsto dall’art. 42 della corte dell’Aja applicato dai tedeschi, e previsto anche dagli eserciti inglese, americano e francese. Ma i partigiani, in testa Giorgio Amendola, volevano una azione di forte valore simbolico http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_via_Rasella  e non a caso scelsero il 23 Marzo data della fondazione dei fasci di combattimento.

E’ possibile che Amendola e gli esecutori della strage di via Rasella abbiano cercato e voluto la rappresaglia tedesca per suscitare la indignazione popolare e sollevare la città, ma è anche possibile che abbiano semplicemente avuto un comportamento vile non facendosi carico delle loro responsabilità e lasciando che altri morissero al loro posto. Qualunque sia la vera motivazione il fatto incontestabile è che essi sapevano a priori quale sarebbero state le conseguenze della loro azione: l’uccisione di dieci italiani per ogni tedesco ucciso.

Giustizia, senso di responsabilità, dignità imponevano di pagare di persona, e invece quei partigiani uccisero consapevolmente 335 persone innocenti. Per il vile atto di via Rasella essi furono  trattati come eroi, furono insigniti di medaglia al valor militare ed eletti in Parlamento. Partigiani, comunisti, questo sono.

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Irresponsabilità senza fine

Centinaia di aziende chiudono ogni giorno, migliaia di italiani rimangono senza lavoro ogni giorno, migliaia di famiglie si aggiungono ogni giorno a quelle che non sanno come tirare avanti, l’Italia affonda sempre più ed è preda della criminalità che ricicla il denaro sporco nell’acquisto a due soldi delle aziende che persone perbene hanno faticato una vita per far crescere e prosperare.

Tutto questo accade in Italia mentre il PD dice che non farà mai un governo con Berlusconi e Grillo si erge a uomo puro dalla vestina bianca che in realtà vuol fare affondare completamente l’Italia per conquistare il potere anche se ciò dovesse costare miseria e fame per gran parte del Paese. Non ci sono parole per questo squallore, non ci sono parole che possano rendere minimamente accettabili comportamenti come quelli del PD e dei grillini.

Gli italiani non hanno votato PD e Grillo per radere al suolo l’Italia e ricostruirla ex-novo, li hanno votati per salvare milioni di lavoratori e di famiglie che nel giro di pochi mesi potrebbero trovarsi su una strada senza sapere come mettere insieme il pranzo con la cena perché forse ci sarà solo quello o solo questa. Le riforme e la moralizzazione sono ormai inevitabili, e nessuno può pensare che vengano messe da parte, ma adesso c’è qualcosa di più urgente da fare: c’è da dare alle aziende creditrici qualcosa come 50 miliardi di euro per lavori e servizi che lo Stato ha già avuto, 50 miliardi che significano la sopravvivenza per molte di esse e per le famiglie che vivono grazie ad esse. C’è da salvare un patrimonio di aziende e di lavoro che si distrugge in un attimo e si ricostruisce in decenni di sacrifici e di stenti. C’è una sovranità da proteggere perché quando la mala nostrana e internazionale avranno comprato a due soldi i gioielli di famiglia, lo Stato non sarà più Stato ed i cittadini italiani non saranno più cittadini.

E’ indispensabile formare subito un governo con PD-PDL-Grillini che agisca immediatamente per rianimare il paziente mettendo da parte ogni rancore personale.

Ma la politica vecchia non ha ancora capito nulla di quale è il suo compito e la politica nuova ricorda tanto le iene che attendono la fine di animali moribondi per banchettare con le loro carcasse. Squallore senza fine, dei vecchi e dei nuovi, intenti alle tribune politiche ed alle lotte di palazzo mentre il Paese muore e con esso una gente che certamente si è meritata tutto questo, ma che comunque, qualunque sia la sua colpa non può essere lasciata morire, non fosse altro che per il fatto che la gente siamo noi, ognuno dei nostri figli, ognuno dei nostri padri e madri.

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Cosa vogliamo fare in Regione FVG

Rispetto, Responsabilità, Onestà sono valori imprescindibili per i quali abbiamo già pagato sulla nostra pelle, valori non trattabili fondamento di una società sana e di una comunità civile. Non promettiamo l’impossibile, o, peggio ancora, ciò che si è già deciso di non fare, non promettiamo province autonome dimenticandocene il giorno dopo le elezioni; ci impegniamo per il possibile al meglio delle nostre capacità.

Oggi sono di nuovo in pista per contribuire a cambiare questo Paese con questi obiettivi:

  • Rilancio immediato della PMI e della Agricoltura con adeguati incentivi e pagamento a brevissimo di qualunque fornitura di beni e servizi fatta alla Regione
  • Riduzione concreta della fiscalità regionale esistente, per le aziende e per i singoli cittadini
  • Forti investimenti in ricerca a breve e Università
  • Decisa sburocratizzazione
  • Riequilibrio finanziario rapido della provincia di Pordenone (credito 150 M€/anno)
  • Accorpamento reale dei servizi dei comuni più piccoli
  • Recupero di efficienza ed efficacia di Sanità, Comuni, Province e Regione mediante uno stringente controllo di gestione per una riduzione della spesa corrente
  • Autonomia della regione intensificata ed estesa, sviluppo della macroregione di Alpe Adria
  • Recupero della sicurezza a tutti i livelli, Polizia Municipale in supporto a Carabinieri e Polizia
  • Salvaguardia delle nostre radici culturali e delle nostre tradizioni
  • La Amministrazione Pubblica è al servizio della gente, non viceversa
  • Prima gli italiani

Alfredo Pasini

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Nove anni per dire che “il fatto non sussiste”

Nove anni per dire che, si, ci si era sbagliati e l’imputato non era colpevole, anzi il “fatto non sussiste”, o, in altre parole che non esisteva e non è mai esistito il fatto per cui il cittadino è stato messo sotto processo. Nove anni di sofferenza, di indicibile amarezza, di spese legali, di tempo perduto, di vita rovinata, di relazioni deteriorate, perché con tanto fango qualcuno lo può aver avuto il dubbio che “l’imputato” non fosse pulito.

Chi paga tutto questo? Chi ridarà a Francesco Storace e ad altri sventurati come lui tutto ciò che gli è stato sottratto? Qualcuno deve pagare, perché è troppo comodo dire che la giustizia non può sapere fino alla fine se c’è colpa o no, è troppo comodo dire che la giustizia ha i suoi tempi. No, non si gioca con la dignità delle persone, non si gioca con la vita degli altri: la vita non è una cassetta video che puoi riavvolgere per ripartire da quel momento come se nulla fosse accaduto. Non si condiziona la politica del Paese con un processo di nove anni su un fatto che “non sussiste”, non si eliminano i politici non graditi con l’arma dei processi.

La magistratura non ha diritto di uccidere, e non lo ha nemmeno la stampa che troppo spesso denigra, diffama, calunnia persone perbene che hanno la sola colpa di non “seguire la corrente” o di non appartenere al partito od alla fazione che “dirige” quel tal giornale, persone che non hanno venduto la loro dignità, la loro coscienza, la loro onestà. Immaginate che capiti a voi.

E’ ora di dire basta, e di dirlo forte. E’ ora di pretendere civiltà in questo Paese senza rispetto e quindi senza cultura, è ora di pretendere che qualunque rapporto pubblico fra qualunque soggetto, magistratura e cittadino, stampa e cittadino, TV e cittadino, partito e partito, cittadino e cittadino, sia un rapporto che rispetti le persone, ed è ora di pretendere che chi sbaglia paghi. Non possono esistere processi su un fatto che “non sussiste”, perché delle due l’una: o si è incompetenti o si è di parte interessata, ed in entrambi i casi si deve rispondere dei danni provocati. A partire da quelli morali che, almeno per noi, sono di gran lunga i primi e più importanti.

E’ ora di pretendere rispetto.

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Finanziamento pubblico

In tempi di grandi riforme e di nuove regole prossime venture, si spera, è bene porre attenzione a due necessità: a) valutare freddamente i pro ed i contro dei cambiamenti che si chiedono o si propongono perché una volta fatte le scelte è molto difficile cambiare nuovamente, soprattutto in un paese come il nostro e soprattutto su temi “pesanti”; b) pensare che tali cambiamenti devono essere fatti avendo come scopo principale non già l’arginamento dei ladri di polli, ma la costruzione di un struttura veramente sana.

Fra le nuove regole prossime venture c’è il finanziamento pubblico ai partiti.

Siamo proprio sicuri che togliere il finanziamento pubblico ai partiti sia la cosa giusta da fare e che una volta tolto avremo eliminato il problema della corruzione dei partiti, e che nel bilancio complessivo avremo una situazione migliore per l’Italia? La politica ha un costo, c’è poco da fare. Far sapere alla gente cosa vuol fare il tal partito od il tal candidato, tenere aggiornata la popolazione sull’andamento delle cose, avere una sede dove organizzare anche le cose materiali ….tutto questo costa. Non mi si venga a dire che si può fare tutto on-line. Molto si, tutto no. E non mi si venga a dire che i soldi li deve mettere il cittadino che fa politica perché non glielo ha ordinato nessuno di farla. Domanda: voi spendereste qualche migliaio di euro ogni anno per fare un servizio non remunerato alla comunità? E poi: come la mettiamo con chi è meno abbiente? Torniamo al tempo in cui la politica la facevano solo i nobili?

Orbene, se domani mattina i partiti non avessero più soldi pubblici per queste loro attività, dove andrebbero a prenderli? Non certamente dai cittadini, e quindi da dove?

Dalle grandi lobbies economiche e finanziarie, dalle grandi aziende, dalle aziende “interessate”.

Tutti questi soggetti non sono certamente mossi da virtù francescane, e vogliono un ritorno per ogni euro che investono, il che non è un male in senso generale, ma lo è quando collide con gli interessi della collettività. Dunque se lobbies e poteri economici finanziassero i partiti lo farebbero per avere una particolare attenzione della politica verso i temi di loro interesse, o, per essere più spicci, perché la politica conceda loro dei privilegi o li sgravi da certi costi  o gli faccia poi fare quello che vogliono.  Per sua stessa natura il capitale mira alla propria espansione illimitata senza guardare se ciò che fa è o non è etico. Da qui la continua compressione e lo sfruttamento del cittadino come strumento di produzione, gli inquinamenti ambientali, la alienazione della società nel suo insieme.

E’ questo ciò che vogliamo?

Non è certamente ciò che vuole La Destra. Chi di noi non desidera giustizia sociale e regole certe per tutti in grado di consentire una evoluzione verso una società equilibrata in cui rispetto e responsabilità siano le cerniere del sistema Paese? Ecco perché per La Destra la politica deve essere indipendente dalle grandi lobbies verso le quali deve porsi come elemento di equilibrio sull’altro piatto della bilancia. Utopia? Forse si, ma certamente il finanziamento privato toglie ogni possibilità di farne invece una realtà. Il vero problema sta nel controllo della gestione del denaro pubblico. Basterebbe che fossero richiesti bilanci certificati, che tali bilanci venissero vagliati dalla Corte dei Conti o da autorevoli soggetti terzi ogni anno, e che eventuali casi di mala gestione venissero resi pubblici e sanzionati pesantemente. Non mi pare molto difficile.

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40 miliardi di vergogna

40 miliardi di euro , che diventano 70 miliardi se si conteggiano anche quelli in via di maturazione: questo è il debito che lo Stato ha da troppo tempo nei confronti di migliaia di aziende fornitrici di beni o servizi (Innocenzo Cipolletta, Pordenone, 7 Marzo 2013).

Lo Stato strangola le aziende costringendole a chiudere od a licenziare per sopravvivere, ed è quindi il responsabile della drammatica situazione in cui si trovano decine e decine di migliaia di famiglie. Con grande moralità molte aziende sopravissute stanno dando fondo alle riserve, anche personali dei titolari, per non lasciare per strada i loro collaboratori e con essi le loro famiglie, ma non potrà durare a lungo. Piccole aziende, artigiani, commercianti, ambulanti, sono quasi al capolinea.

Ma il fantasmagorico debito, meglio sarebbe dire insoluto, che lo Stato ha nei confronti degli imprenditori è diventato un crimine nel momento in cui si è suicidato il primo imprenditore per non aver più potuto andare avanti nonostante vantasse un credito nei confronti dello Stato che lo avrebbe messo al sicuro dai suoi problemi finanziari. Sono molti purtroppo gli imprenditori che non ce la hanno fatta a resistere sotto il peso di una responsabilità che non era loro. In questo lo Stato è criminale e va perseguito alla stessa maniera in cui verrebbe perseguito un soggetto privato: vanno perseguiti lo Stato e tutti coloro che si sono resi responsabili di ritardi nei pagamenti dei fornitori che hanno portato al suicidio di gente perbene od anche solo al fallimento di aziende. Non ci possono essere due pesi e due misure. Un privato che commettesse un simile misfatto sarebbe imputato e condannato per responsabilità oggettiva, così siano imputati e condannati Stato e suoi dipendenti che siano riconosciuti responsabili di suicidi e fallimenti a causa dei loro comportamenti omissivi

40 miliardi di euro pagati subito alle aziende creditrici darebbero ad esse la possibilità di risollevarsi tamponando, e per alcune chiudendo, i buchi di finanza che in assenza di credito bancario – tornerò su questo – stanno lottando per una sopravvivenza che pare sempre più breve in assenza di riforme radicali. 40 miliardi di euro immessi nel circuito aziendale potrebbero forse anche far ripartire l’economia italiana nel breve periodo in attesa di una drastica ristrutturazione dello Stato e di un radicale cambiamento delle regole che deve avvenire in brevissimo tempo.

A questo punto non importa se i conti pubblici si appesantiscono ancora un po’: meglio conti un po’ più pesanti ed aziende vive, che conti a posto ed aziende morte.

E’ ora di agire.

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Nuovo clientelismo 5S?

Reddito di cittadinanza proposto da Grillo: 1.000€/mese a tutti i cittadini italiani = 12.000€/anno ad ogni cittadino.

Supponendo di  considerare i soli maggiorenni, il costo sarebbe di 12.000×50.000.000 = 600 mld€/anno! Ed anche considerando solo coloro che percepiscono meno di 2.000€/mese (circa il 50%) ci vorrebbero  300mld€/anno.

Ma questi hanno fatto i conti?

E non si dica che il reddito di cittadinanza andrebbe solo ai disoccupati perchè allora chi glielo farebbe fare di andare a lavorare a quelli che percepiscono 1.200-1.300 €/mese (circa 20.000.000 di persone = 40% http://www.corriere.it/economia/12_marzo_30/irpef-dati-reddito_f656e204-7a5f-11e1-aa2f-fa6a0a9a2b72.shtml, quantità che data l’evasione fiscale possiamo ridurre salomonicamente a 10.000.000=20% popolazione adulta). Un bel nero a ore perse, et voilà! 1.500-1.800-2.000€/mese (3.000-3.600-4.000€/mese per ogni coppia) lavorando quando si ha voglia se si ha voglia e senza versare 1€ di tasse, ovvero senza contribuire al mantenimento ed al progresso dell’Italia. Chi lavorerebbe più in Italia?

Al confronto cassa del Mezzogiorno e situazione clientelare meridionale sono esempi virtuosi ed altamente educativi.

Che dire poi della ingiustizia verso coloro che ogni mattina si recano al lavoro per mantenere le loro famiglie e il vorace Stato Italiano? Anche loro avrebbero diritto alle attenzioni di un tale munifico stato sociale e quindi servirebbero davvero 600mld€/anno. E poi, lo Stato pagherebbe anche i “contributi” per la pensione su quei 1.000€ di reddito di cittadinanza? Perchè se così fosse non basterebbero 300 o 600mld/anno, ne servirebbero 600 o 1.200 € ogni anno.

Nemmeno in Unione Sovietica sarebbe stato pensabile qualcosa che fosse anche solo lontanamente simile. E poi si è criticata la promessa di restituzione dell’IMU per circa 10mld€!

Questi spot elettorali fanno però molta presa sulla massa la cui psicologia Grillo dimostra di conoscere e saper manipolare molto bene. Al confronto Berlusconi e Bersani sono dilettanti alle prime armi.

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I soldi ci sono, basta prenderli

Come si mette a posto  l’Italia senza licenziare nessuno, senza nuove tasse – anzi con meno tasse -? Domani mattina. Basta averne la volontà, basta decidersi a fare l’interesse della gente.

Occhio, tiriamo al bersaglio grosso.

  1. Spese correnti Ministeri: 1 mld il primo anno, 0,5 mld/anno i 4 anni successivi = 3 mld/anno ogni anno dal quinto anno in poi
  2. Corruzione (60mld/anno da fonti ministero): riduzione 75% corruzione in 5 anni  = 9 mld/anno = 45 mld/anno dal quinto anno in poi *** (vedi link internet)
  3. Sanità: sperperi, corruzione, razionalizzazione delle attività senza ridurre i servizi = 0,6mld/anno = 3mld/anno dal quinto anno in poi (10% del totale della attuale spesa sanitaria nazionale)
  4. Immobili e acquisti di servizi terziario: eliminazione affitti e servizi per gli “amici” 1 mld/anno
  5. Opere inutili previste solo per far lavorare “alcune imprese”, una per tutti la TAV, madre di tutte le tangenti (leggasi “il libro nero della TAV”, molto documentato, scritto da Ivan Cicconi – Presidente staz.unica appalt. regione Calabria -, Koinè nuove edizioni), e dirottamento di metà delle somme su opere utili = 3mld/anno
  6. Eliminazione dei privilegi della politica e delle mille prebende ad enti ed associazioni che non hanno senso di esistere  = 2 mld
  7. Evasione fiscale: recupero del 50% della evasione annua (si può fare anche di più) stimata in 150 mld/anno (fonti ministero) = 15 mld/anno = 75 mld ogni anno dal quinto anno in poi (applicare la deduzione fiscale e qualche altro facile accorgimento)
  8. Personale dipendente della Amministrazione Pubblica: si può ridurre del 20% in otto anni senza licenziare alcuno, ma semplicemente non rimpiazzando i pensionati e riorganizzando le strutture. Risparmio: 3.500.000 dipendenti complessivi x 20% = 700.000 dipendenti = 87.500 dipendenti ogni anno = 6 miliardi/anno x 8 anni = 48 mld ogni anno dall’ottavo anno in poi  al costo medio complessivo unitario di 65.000 €/dip. anno (2.000 €/mese medio x 2.5 -previdenza etc. – più costi secondari ed indotti). Questi numeri sono attendibili e credibili: nella mia esperienza di Sindaco di Pordenone ho ridotto il personale del 20% ottenendo risparmi proporzionali. Stante poi la situazione al Sud non c’è alcun dubbio su questi numeri, anzi, probabilmente i risparmi si possono aumentare anche di un buon 20%

Siamo già a 36 mld di risparmio il primo anno, 72 mld il secondo….., 180 mld il quinto anno che continuano a rimanere tali ogni anno successivo!

Come impiegare questi 180 mld? Mille modi possibili: si potrebbe ad esempio impiegarne 40 per ridurre le tasse (= 1.400 €/anno statistico medio per ogni abitante maggiorenne in età lavorativa = 2.800 € circa per ogni famiglia con due occupati, con il conseguente sostegno all’economia), e 40 mld per dare una pensione più dignitosa ai nostri anziani (= 2.000€/anno medio statistico pro capite di maggiorazione della pensione). E gli altri 100 mld? Azzeriamo il debito pubblico in 25 anni!

Certo, per fare questi recuperi bisogna avere dirittura morale e non essere collusi. Il problema sta proprio qui, ma i soldi ci sono.

*** http://www.irpa.eu/wp-content/uploads/2012/03/Di-Cristina-RTDP.pdf (pag 179)

 

 

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Non basta

Non basta gridare ai quattro venti la propria rabbia per cambiare le cose, e non basta arrivare inferociti nella stanza dei bottoni per saper guidare la locomotiva, tantomeno per costruire un solido futuro. Per distruggere tutto non serve molto, basta prendere una mazza e menar fendenti a destra e a manca, o imitare i francesi della rivoluzione del 1789: delinquenti, cattivi, imbroglioni, buoni, onesti….tutti in fila in piazza; così facendo, per una meschina vendetta uccisero Lavoisier, uno dei padri della chimica moderna.

Per costruire un futuro che non si fermi a domani, ma si allunghi oltre l’orizzonte bisogna avere idee, spirito, visione, capacità. Forse chi ha capacità non ha idee e non ha spirito, forse chi ha capacità ed idee non ha visione e non spirito, forse chi ha idee non ha spirito, capacità e visione…. Se le idee possono essere nel patrimonio di più d’uno e se le capacità si possono costruire nel tempo, non così è per lo spirito e la visione. E’ soprattutto in momenti come questi che ci si dovrebbe chiedere quale futuro vogliamo, in quale società vogliamo vivere noi e far vivere chi verrà dopo di noi. Ma per rispondere a queste domande bisogna farsene altre: quali valori, quali principi sono fondanti per me? E poi… chi di coloro che si propongono a costruire il mio futuro ha nel proprio patrimonio genetico questi valori, questi principi, chi ha la mia visione del mondo e della vita come vorrei che fossero? Non basta distruggere, bisogna costruire su basi etiche e morali che non si esauriscono nel dire cosa non si vuole, nel cacciare i ladri e coloro che hanno affamato la gente togliendole speranza e vita. Bisogna anche avere visione e spirito, quelle doti che spostano le montagne, che possono concretizzare i sogni. E allora mi domando chi ha la mia visione ed il mio spirito, chi ha nel proprio DNA la mia etica.

Nel nostro DNA ci sono onestà, lealtà, dignità. Nella nostra visione della vita ci sono giustizia sociale vera, merito, rispetto, responsabilità ad ogni livello. Nella nostra visione per il futuro università+ricerca+impresa per diventare grandi, stato leggero e fisco leggero perché vogliamo vivere e non sopravvivere, sovranità perché non siano altri a decidere per noi, federalismo vero e responsabilità vera perché tutti in famiglia contribuiscano, giustizia vera perché paghi subito chi sbaglia e non chi è vittima….

La nostra onestà e la nostra coerenza noi de La Destra la abbiamo già da tempo messa in campo tutta, siamo pronti a batterci per ciò che le persone perbene vogliono.

 

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Uscire dalla UE per 10 anni

Dobbiamo uscire dalla UE per 10 anni, riformare radicalmente la giustizia —> abbattere la criminalità organizzata e la corruzione, abbattere l’evasione fiscale partendo da dove essa è maggiore, ricostruire dalle fondamenta economia + scuola-università-ricerca + amministrazione pubblica, cancellare e rifare completamente la legge sulla fiscalità, adottare un federalismo vero, e diventare una vera potenza economica come è nelle nostre possibilità.

Uscire dalla UE:

  1. perché non possiamo nemmeno decidere che calzini mettiamo la mattina – ce li impongono Germania, Francia e GranBretagna -,
  2. perché i tedeschi ci dicono chi deve essere il capo del nostro governo (leggansi Merkel e Scheuble recenti),
  3. perché la UE lascia Cina & Co liberi di inondare il nostro mercato con prodotti di tutti i tipi a prezzi bassissimi ottenuti con il dumping e con stipendi bassissimi ai loro lavoratori facendo fallire le nostre aziende e lasciando per strada decine di migliaia se non centinaia di migliaia di famiglie,
  4.  perché la UE sta scippando anche i prodotti DOC del nostro agroalimentare,
  5. perché……….. basta così o andiamo avanti?
  6. I nostri risparmi perderebbero molto del loro valore? Vorrei vedere le esportazioni, e vorrei vedere le facce di tedeschi, francesi e inglesi quando inondati dei nostri prodotti “cinesi” (di qualità enormemente superiore)

Riformare radicalmente la giustizia:

  1. basta con questo paese di ciarlatani ladri e truffatori impuniti e di brava gente calpestata; dal piccolo al grande crimine/reato servono pene certe di applicazione rapidissima. Si introducano i lavori forzati per alcuni tipi di reati.
  2. I magistrati devono rispondere in sede penale, civile ed amministrativa del loro operato e degli errori commessi non solo a danno dell’imputato, ma anche a danno della collettività quando la assoluzione di un criminale comporta danni per una o più persone o per la comunità nel suo complesso (vedansi mafiosi rimessi in libertà per inerzia dei giudici o stupratori e pazzi ai domiciliari)
  3. le cancellerie dei tribunali devono rispondere in sede penale, civile ed amministrativa delle grandi inefficienze dell’apparato e della incuria con cui in molte sedi sono gestite attività, archivi, pratiche. Solo con la responsabilità personale applicata agli attori della giustizia così come avviene in tutti gli altri campi dell’apparato pubblico si può ridare civiltà al paese

Abbattere la criminalità organizzata e la corruzione

Mani libere a tribunali e forze dell’ordine:

  1. nella lotta alla criminalità organizzata: non si può rispondere con la fionda a chi usa il cannone
  2. alla corruzione dilagante: semplicissimo, basta volerlo. Prelazione negli appalti alle aziende che denunciano con i fatti gli episodi di corruzione e licenziamento in tronco ai corrotti

Abbattere la evasione fiscale

  1. deduzione anche per le famiglie delle spese sostenute sulla base del solo scontrino fiscale
  2. forti sanzioni e interdizione dalle attività economiche per gli evasori
  3. partire dalle regioni in cui l’evasione è maggiore (si sa perfettamente quali sono)

 

Ricostruire dalle fondamenta economia + scuola-università-ricerca + amministrazione pubblica

Sulla base della applicazione rigorosa di quanto sopra:

  1. rifare completamente la legislazione in tema fiscale e tributario con un testo unico comprensibile con agilità ad ogni cittadino
  2. tassazione + imposizione fino ad un massimo complessivo – diretta + indiretta – del 30%
  3. investire nel settore scuola-università-ricerca il 3,5% del PIL in aggiunta a quanto si investe oggi (totale 5%circa). Come dimostrato da molti studi recenti, lo sviluppo di economia e benessere di una popolazione varia secondo una curva esponenziale degli investimenti in questo settore

Adottare un federalismo vero

  1. ogni regione ed ogni ente locale deve avere la piena responsabilità di ciò che fa e quindi
  2. ogni regione trattiene per se 10/10 delle tasse e imposte versate dai propri contribuenti, IVA allo stato nella misura massima del 20%, no IRAP o altri surrogati che facciano entrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta; opere strategiche finanziate su base federale in parte con 20% di IVA ed in minima parte attingendo ai 10/10 trattenuti dalle regioni
  3. solidarietà solo per calamità naturali
  4. pubblicazione di bilanci di efficienza delle regioni sintetici e comprensibili ad ogni elettore

 

 

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(In)Giustizia: è ora di cambiare

Non solo la politica, anche la magistratura sta distruggendo la società, ce ne siamo accorti tutti da tempo. Caso Pollari: viene condannato a 10 anni il capo dei servizi segreti per (non) aver sequestrato e trasferito in Egitto, suo paese di origine, l’Imam di Milano Hassan Mustafa Osama Nasr, “estremista islamico e fiancheggiatore del terrorismo islamico, noto come Abu Omar, nel contesto della guerra globale al terrorismo” (Wikipedia). In quale paese civile del mondo può accadere una cosa simile oltre all’Italia? I terroristi in libertà con le scuse dello Stato e i poliziotti in galera. Chissà che risate si fanno Abu Omar e accoliti, probabilmente chiederanno i danni psicologici e morali, cosicchè di fatto finanzieremo le loro attività terroristiche diventandone oggettivamente i mandanti. E chi se ne frega poi della dichiarazione di Pollari stesso: “La cosa che davvero mi sconcerta molto è che in questo processo, segreto di Stato a parte, non sono mai stato messo in condizione di difendermi: non mi è stato consentito neanche di sentire un testimone”.

Un imprenditore di Arsiero (VI) spara a due rom che stavano rubando all’interno della sua proprietà e li ferisce gravemente; il giudice lo condanna ad un anno di galera ed a 120.000€ (!) di ammenda; e come questo molti altri casi in cui dall’essersi difese alcune vittime sono passate al banco degli imputati dato che per la magistratura italiana prima bisogna farsi sparare e poi si può reagire, facendo attenzione però a non avere una “reazione sproporzionata”. Al contrario dell’Inghilterra dove un giudice ha sostenuto il diritto a difendersi dicendo ai ladri che erano stati raggiunti da colpi di pistola “Ve lo siete cercato”  e condannandoli a quattro anni di carcere e respingendo richiesta di attenuanti.

Da molti anni ormai Carabinieri e Poliziotti devono stare maggiormente attenti alle possibili ritorsioni della magistratura che al pericolo delle loro azioni contro il crimine perché se sparano e feriscono o uccidono un malvivente durante un conflitto a fuoco, passano dalla posizione di difensori della gente a quella di criminali senza avere tutti i benefici che hanno i criminali veri i quali possono magari essere scarcerati perché i documenti del tribunale sono stati timbrati con un timbro di gomma anziché con uno di ottone (giudice Carnevale, qualcuno se lo ricorda?).

Così non va, non va più, è ora di cambiare. Meglio avere giudici eletti come nei paesi anglosassoni: se non amministreranno con giustizia la giustizia perché non ne hanno la moralità, lo faranno almeno per convenienza.

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Sinistra follia

Pagare le aziende con BOT! E’ difficile dire se quella del compagno Bersani sia follia pura o delirio da tensione elettorale. Dovremmo chiedere a Bersani: ma le aziende poi con cosa pagheranno i loro operai, i loro dipendenti? Daranno a loro dei Bot di quelli ricevuti dallo Stato a pagamento dei propri debiti? E gli operai pagheranno il panettiere con quei BOT? E le aziende con cosa compreranno l’acciaio od il legno, i materiali per fabbricare i propri prodotti? Li pagheranno ai fornitori italiani od esteri con dei BOT ricevuti dallo Stato? Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. A volte mi chiedo come abbia fatto questo Paese a non collassare prima con certi deliranti in parlamento (“p” volutamente minuscola). E non è solo il compagno rosso a pensarla così. Arrivano perfino ad azzuffarsi fra partiti diversi per contendersi la primogenitura di una simile idiozia. No, no. Qui bisogna azzerare tutto, porre fine a questa lenta agonia che sta soffocando lentamente il ceto medio e basso, più dell’ottanta per cento della popolazione. Già perchè il ceto alto se ne fa un baffo di tutto ciò che accade in questo manicomio chiamato Italia. Un appaltino di qua, un posto in cda di là, una tangente dall’altra parte e sono tutti sistemati, tanto se poi i conti non tornano – e non tornano mai – basta aumentare la benzina, l’IRPEF, le imposte sulla casa, sui conti correnti, sui bolli ….. Delirio, siamo al delirio puro. Mai come in questo momento servirebbe un uomo forte che suonasse la campanella di fine ricreazione. Un bel dest-riga e tutti allineati e coperti, questo ci vorrebbe. Ma purtroppo non c’è nessuno che possa darlo, nemmeno all’orizzonte, fra i visibili. Spero solo che molti si ribellino a tutto questo e mandino a governare gli uomini e le donne dei partiti piccoli, quelli che non si sono sporcati nella corruzione dilagante che la stessa Corte dei Conti stima in 60 miliardi di euro all’anno, sufficienti a risolvere tutti i problemi italiani ed a rilanciare alla grande questo sgangherato insieme di regioni.

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Il perchè di una scelta

 

IL PERCHE DI UNA SCELTA

Poche righe rivolte a chi mi conosce poco o non mi conosce affatto.

Rispetto, responsabilità, onestà sono sempre state per me qualità non discutibili e non trattabili nella vita di tutti i giorni ed ancor più nella vita politica, sia essa operativa che legislativa.

Ho sempre creduto che la vera civiltà sta nell’avere rispetto delle persone, e del mondo che ci circonda, ed ho sempre creduto e credo che prima di reclamare diritti si debbano compiere i propri doveri: se compirò i miei doveri sicuramente avrò rispetto delle persone, ed il rispetto delle persone ha come conseguenza  naturale il rispetto dei loro diritti. Dunque, prima compio i miei doveri, poi reclamo i miei diritti, e nel presupposto di vivere in una società civile la stessa cosa mi aspetto e pretendo che facciano gli altri.

Tutto qui.

In una società in cui si applichi questa concezione di vita di comunità, corruzione e concussione, disonestà, ruberie, angherie, soprusi, diritti calpestati sarebbero parole senza senso. Se nel mondo degli umani un mondo perfetto è utopia, un mondo grandemente migliore di questo è però possibile, un mondo in cui la mancanza di rispetto ed il sopruso siano la rara eccezione e non la regola.

Così come mi è accaduto in quell’arco della mia vita che mi ha portato ad essere sindaco di Pordenone dal 1993 al 2001, anche oggi la ribellione del mio sentire mi ha indotto a scendere in campo per dare il mio piccolo contributo ad una rinascita della nostra società che non è più rinviabile. Troppo duro vedere che la povera gente è continuamente schiacciata da un sistema in cui pochissimi fanno soffrire moltissimi, vedere un mondo in cui i soprusi di ogni tipo sono la regola, un mondo in cui di regola si fa carriera per clan, in cui i ritmi sono sempre più frenetici non già per aumentare il livello di benessere di tutti, ma per arricchire smisuratamente la Spectre. No, deve esserci spazio e giustizia per tutti, deve vincere il merito, la gente deve vivere, non sopravvivere.

Queste mie idee, questo mio sentire hanno il loro naturale ambiente nella destra sociale, quella destra sociale che ha nel benessere delle persone e nella giustizia sociale il suo obiettivo prioritario se non unico. Per questo, pur contattato da altre formazioni che credono in me ed alle quali sono grato per la stima che mi hanno manifestato, ho aderito alla cenerentola della destra: La Destra, unione di uomini e donne espressione di quella destra sociale che ha avuto ed ha alla sua base, fermi e non trattabili, i valori in cui credo. Non conta quanto sei grande fisicamente, conta ciò che hai dentro, conta la voglia di combattere per una società giusta, equa, meritocratica, in cui rispetto, responsabilità e onestà siano le parole d’ordine.

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Cosa vogliamo fare

Cosa intendo debba fare una forza politica che lavori per la gente con proiezione al futuro, con equità, giustizia e dignità? Con quale modo di porsi verso se stessi e gli altri? Ecco qui le mie idee in una sorta di manifesto politico

COSA VOGLIAMO FARE

“Fatti, non parole”. Il motto di Lino Zanussi, stella polare della comunità pordenonese e della società italiana è anche il nostro motto.

Vogliamo ottenere gli obiettivi che ci prefiggiamo, così come siamo abituati a fare; senza guardare le convenienze politiche, senza tatticismi, dritti all’obiettivo secondo la strategia che ci siamo dati.

Per noi Rispetto, Responsabilità, Onestà sono valori imprescindibili per i quali abbiamo già pagato sulla nostra pelle, valori non trattabili che sono il fondamento di una società sana e di una comunità civile. Non promettiamo l’impossibile, o, peggio ancora, ciò che si è già deciso di non fare, non promettiamo province autonome dimenticandocene il giorno dopo le elezioni; ci impegniamo per il possibile al meglio delle nostre capacità con lo sguardo volto all’orizzonte del futuro nostro e delle giovani generazioni

  • Rilancio immediato della piccola e media impresa mediante detassazione e sburocratizzazione
  • Radicale riforma della ingiusta fiscalità esistente, per le aziende e per i singoli cittadini
  • Investimenti immediati nella Scuola, nell’Università e nella Ricerca di almeno il 3,5% del PIL, in linea con i paesi più avanzati con i quali dobbiamo competere con pari dignità e peso
  • Federalismo vero: fiscale, politico ed amministrativo per la Responsabilità di ognuno
  • Recupero della sovranità nazionale perché non vogliamo essere sudditi di alcuno
  • Repubblica presidenziale perché le decisioni strategiche di una nazione non possono essere ostaggio di alcuno
  • Recupero della sicurezza a tutti i livelli
  • Riforma della giustizia che deve essere giusta, efficiente, rapida
  • Tutela delle nostre identità culturali, tradizioni, origini cristiane
  • Prima gli italiani

Su questo ci impegniamo al meglio, ne va di noi stessi.

 

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Rispetto e Responsabilità

Rispetto e responsabilità: due parole chiave per risolvere la epocale crisi di valori e di etica che ha messo in ginocchio non solo l’Italia, ma tutto il mondo occidentale.

Se ci guardiamo attorno vediamo ovunque una situazione drammatica di degrado morale. A volte si stenta a credere che sia vero tutto quel ciarpame che ci viene sbattuto in faccia dai giornali, ma quando vengono citati i dettagli delle operazioni giudiziarie anche gli ultimi dubbi se ne vanno e la rabbia monta impetuosa. L’ultima vicenda quasi incredibile è quella del Monte dei Paschi di Siena che è stato tenuto in piedi con i soldi della nostra IMU: 4 miliardi di euro di buco, tangenti inimmaginabili e ruberie di ogni sorta pagati con le nostre tasche. E che dire dei mille casi di corruzione in cui sono coinvolti politici di tutti i partiti e di tutti i livelli? Che dire dei 96 miliardi di euro di tasse condonate da una certa magistratura ai mafiosi delle slot machines? Che dire delle candidature alle prossime elezioni di parenti e amici di Fini, Casini, Monti etc.? Che dire di ….. No, basta! Ci vuole onestà, ci vuole rispetto per la gente, responsabilità nel governare. Va data da loro, va chiesta da noi, anzi pretesa.

Ecco, sul tema del rispetto e della responsabilità si gioca la partita Italia, e non solo Italia. Uno Stato in cui il cittadino, a partire dai politici, si comporta in modo rispettoso delle persone e delle cose e si assume ed esercita la responsabilità che gli deriva dal proprio ruolo, piccolo o grande che sia, è uno Stato giusto ed equo. Uno Stato siffatto è uno Stato efficiente, perché il rispetto non ammette ruberie e disonestà, ed è uno Stato efficace perche la responsabilità non ammette menefreghismo nel compiere il proprio lavoro, pubblico o privato che sia, ma richiede anzi un coinvolgimento ed una partecipazione tesi all’obiettivo.

Anche sulla questione lavoro possiamo individuare la strategicità del rispetto e della responsabilità. Che dire del governo Monti che ha preteso solo tasse ed ancora tasse, e non ha creato un solo posto di lavoro, anzi proprio a causa della enorme pressione fiscale che ha applicato ha fatto chiudere ancora più aziende mettendo sulla strada tante famiglie che adesso si trovano in grande difficoltà. Che dire di un Monti&C che ha fatto scempio non solo dei diritti attuali dei lavoratori in attività, ma anche del loro futuro cambiando pesantemente in corsa il contratto in essere sulle pensioni? E’ rispetto questo? E’ responsabilità questa? Perché non si sono toccati i potentati economici e i tanti, tantissimi grandi evasori ed elusori fiscali, gli amici degli amici? Perché si sono salvate le banche con i nostri soldi e poi quelle stesse banche hanno tenuto in cassa gli utili fatti grazie a noi? No, quello che vogliamo è uno Stato rispettoso, responsabile ed equo, un Stato che chieda rigore prima di tutti alla politica, alle banche, ed ai grandi players economici che lavorano in Italia ma pagano poche tasse agli stati esteri in cui hanno le sedi legali.Dopo, solo dopo, agli altri.

Rispetto, Responsabilità.

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Un pò è colpa nostra, ma possiamo rimediare

La situazione economica dell’Italia è critica, ma non è solo l’economia ad essere critica.

Che dire della situazione sul fronte della sicurezza? O su quello della Giustizia? O ancora su quello dei (dis)servizi resi dagli uffici pubblici? Da qualunque parte si guardi ci assale lo sconforto per non riuscire a vedere le cose funzionare come dovrebbero e come sarebbe giusto. I politici hanno una grande responsabilità in tutto questo malfunzionamento. La corruzione dilagante e la mancanza di senso civico diffusa fra parlamentari, uomini di governo, dirigenti e funzionari a tutti i livelli delle Istituzioni sono sicuramente da addebitare a coloro che abbiamo eletto, i quali oltre ad avere personalmente tradito la fiducia dei loro elettori non hanno esercitato il potere di controllo sugli uffici pubblici. Adesso siamo tutti veramente stufi, non c’è più spazio per questo malcostume che incide pesantemente sulla qualità della vita e sulle tasche degli italiani. Tuttavia la colpa è anche nostra.

Perché? Semplicemente perché abbiamo continuato a votare quei partiti e quelle persone che avevano già tradito la nostra fiducia. E’ comodo dire che gli abbiamo dato un’altra possibilità, e che comunque non c’era alternativa. No, abbiamo dato loro molte possibilità visto che alcuni sono in sella da più di 25 anni, ed una alternativa comunque c’era, anche solo quella di votare gli ultimi, quelli dei partiti più piccoli, quelli che non erano nella stanza dei bottoni e che fosse anche per questo solo motivo non avevano avuto la possibilità di tradire la nostra fiducia. Non ci andava di votare questo o quel partitino? Ci siamo turati il naso tante volte votando chi non ci piaceva ma era il meno peggio, una in più non avrebbe sconvolto la nostra esistenza, ma avrebbe invece dato ai corrotti un segnale forte e forse li avrebbe anche messi fuori gioco.

Oggi più che mai non ha senso guardare il “grosso” partito, bensì i valori fondamentali, le idee, le persone. Pensiamo che se votiamo un partito piccolo disperdiamo il voto? No, non se in tanti ci troveremo a farlo. Chi mi dice che tanti voteranno il piccolo partito? Rispondo con una domanda: in quanti siamo stufi di questo stato di cose? Se anche solo la metà di coloro che sono stufi votasse il piccolo partito, esso diventerebbe subito un grosso partito. Se esso diventerà grande lo vedremo in seguito, ma intanto avremo cambiato direzione. Tanto, peggio di come siamo oggi non si può. E se votiamo a casaccio non possiamo poi giustificarci con alibi del tipo: “mi ha chiesto il voto e non ho avuto il coraggio di dirgli di no”, oppure “me lo ha raccomandato il mio amico”, oppure ancora “ho sempre votato quel partito… non voto quell’altro”.

E poi… Se dovessimo affidare i nostri averi ad una società o ad una persona, ne sceglieremmo una qualunque o valuteremmo con grande attenzione chi è, quali credenziali ha, cosa ha fatto prima, quali risultati ha ottenuto in precedenza? Personalmente non avrei dubbi: passerei alla lente di ingrandimento la azienda o la persona a cui affidarmi. Perché dunque non dovremmo agire nello stesso modo quando con il voto andiamo a scegliere chi dovrebbe far marciare bene la macchina pubblica, gestire con parsimonia i soldi dello stato – che sono poi i nostri -, abbassare le tasse e non alzarle, garantirci la sicurezza ed un stato civile e rispettoso di noi, dato che proprio noi siamo lo Stato?