Archivio mensile:marzo 2013

Il peso della burocrazia

In un mio precedente articolo ho scritto che, senza licenziare, il personale della Pubblica Amministrazione può essere agevolmente ridotto mediamente del 20% su base nazionale, a legislazione invariata.

Se però ci si decidesse una volta per tutte a fare una vera sburocratizzazione, ovvero ad eliminare molte leggi inutili che nulla portano alla efficienza della macchina e nulla portano alle aziende, ma anzi creano costi aggiuntivi stimabili nel 10%-15% del fatturato aziendale per i privati, ed altrettanti per la Amministrazione Pubblica (PA), e se ci si decidesse a fare testi unici con leggi semplici che fossero obbligatoriamente comprensibili ad un cittadino qualunque, quel 20% potrebbe diventare agevolmente un 30%.

In numeri di bilancio questo significa una riduzione di circa 90.000 dipendenti/anno e perciò di circa  1.000.000 di dipendenti pubblici in 10 anni sui 3.500.000 attuali, riduzione ottenuta senza licenziare alcuno, ma  semplicemente non rimpiazzando coloro che vanno in pensione ed eliminando con gradualità le posizioni precarie; in denaro questo significa circa 6 miliardi €/anno, ovvero più di 60 miliardi di euro a fine operazione. Per essere ancora più chiari avremmo un risparmio di 6 mld€ il primo anno, 12 mld€ il secondo anno, 18 mld€ il terzo….,  60 mld€/anno ogni anno dal decimo in poi. Garantisco che la macchina pubblica funzionerebbe anche meglio, lo ho già verificato nel comune di Pordenone.

Ovviamente il personale rimanente andrebbe formato e motivato adeguatamente partendo dal principio che ognuno di noi vorrebbe avere soddisfazione dal proprio lavoro, sia professionale, che morale che economica. Esattamente ciò che ho fatto nel Comune di Pordenone nei miei 8 anni da Sindaco, con risultati davvero molto buoni per tutti, dipendenti pubblici in testa.

Se i 60 mld€/anno in meno di spese della PA fossero trasformati in minori tasse per industria, artigianato, agricoltura e commercio che proprio grazie alla semplificazione burocratica avrebbero minori costi stimabili in 20-30 mld€/anno, il totale porterebbe a 80-90 mld€/anno di minori tasse per il comparto produttivo, il che ne aumenterebbe di molto la competitività generando quindi la necessità di nuove assunzioni, ovvero diminuendo la disoccupazione, aumentando la ricchezza del paese , della gente…..

Ricetta semplice vero? Perché non va di moda? Secondo voi “l’apparato” uscirebbe rafforzato o indebolito da una tale rivoluzione?

Ci vuole un potere forte, determinato, non condizionabile

Il futuro del Friuli Venezia Giulia

La storia insegna, specialmente quando i fatti considerati sono affini a quelli che si vorrebbe leggere con gli occhi della storia.

Lester Turow ha scritto un bel libro sulla sfida economica continentale iniziata negli anni ’80 fra Giappone, USA ed Europa con una Cina ed un Sud-Est Asiatico che erano appena i cuccioli di tigre che conosciamo oggi.  Era in palio la supremazia nel mercato mondiale non ancora benedetto ed impalmato da quella autentica iattura che è il WTO (World Trade Organization) certificato di garanzia della globalizzazione, la più grande tragedia sociale dei tempi moderni.

Lester Turow era consigliere economico di Ronald Reagan ed aveva studiato a fondo le economie mondiali, in particolar modo la economia del Sud-Est Asiatico, scoprendo che la curva dello sviluppo economico era funzione esponenziale degli investimenti fatti in istruzione, formazione e ricerca e sviluppo: la correlazione non era casuale, era anzi evidente il rapporto causa-effetto. Abbiamo visto cosa sono diventati oggi i cuccioli di tigre di allora: Cina, Corea del Sud, Taiwan, Malesia, Indonesia, Vietnam sono autentiche tigri che Europa e USA non riescono ad arginare ed alle quali presto soccomberanno.

Sono passati quasi trenta anni da allora, da quando si ebbe la certezza peraltro ovvia che gli investimenti in istruzione, formazione e ricerca&sviluppo sono il più potente motore dello sviluppo economico di un paese, come se le scoperte di Volta, di Meucci e di altri straordinari scienziati non avessero già indicato la strada pur nella loro eccezionalità.

E l’Italia cosa ha fatto da allora? In tutti questi anni l’Italia non ha minimamente considerato le motivazioni del successo dei paesi asiatici e non ha investito nella formazione dei cervelli risorse minimamente adeguate ad affrontare una sfida globale che da tempo si era capito sarebbe stata terribile.

Così anche la nostra regione, quel Friuli Venezia Giulia fatto di gente laboriosa proveniente da un passato di grande fatica ed indigenza che nel dopoguerra si è convertito in regione industriale di successo. Di successo, ma di fiato corto. Nel momento in cui bisognava premere sull’acceleratore investendo sugli studenti e sui ricercatori di ogni età, su scienza e creatività, si sono invece riversati fiumi di soldi nel finanziamento di mille attività che guardavano all’oggi e non al domani. Grave miopia politica da cui nessuna forza politica è immune, nemmeno il centrodestra che però ha almeno il merito di aver sostenuto le aziende in difficoltà in questi terribili ultimi 5 anni.

La strada del futuro è segnata se si vuole sopravvivere e prosperare: investire in tutta la filiera del cervello, soprattutto sulle università troppo poco sostenute fino ad oggi, sulla formazione, sulla ricerca e sviluppo. Investire senza obiettivi di breve termine, elettorali e di consenso. E’ ora che la politica guardi lontano e svolga finalmente il suo compito: costruire un futuro solido e duraturo basato sul sapere dei propri cittadini, il valore più grande che la nostra popolazione ha. Agli obiettivi di breve termine ci pensino le aziende; la politica e la regione hanno, devono avere, obiettivi di lungo termine, gli unici in grado di costruire, far crescere, rendere forti. Ciò richiederà forti investimenti, costanza, pazienza, ma alla fine il Friuli Venezia Giulia si sarà garantito uno splendido futuro diventando regione di avanguardia e di riferimento. Crederci.

 

 

Fosse Ardeatine

Fosse Ardeatine, una delle pagine più tristi della storia italiana. E’ fuor di ogni dubbio che i responsabili indiretti ma pienamente consapevoli della strage delle Fosse Ardeatine furono i partigiani delle brigate Garibaldi che con una azione militarmente irrilevante uccisero 33 uomini (altri 9 sarebbero deceduti in seguito) del reparto di polizia SS Polizei Regiment Bozen non in un combattimento a viso aperto che non avrebbe avuto altre conseguenze sulla popolazione, ma in un agguato durante un trasferimento dei tedeschi lungo le vie di Roma. Nell’esplosione della bomba morirono anche due civili, fra cui un bambino di 12 anni, e nella sparatoria successiva altri quattro italiani.

I partigiani sapevano che sul suolo italiano l’ordine di rappresaglia applicato dai tedeschi era di dieci italiani fucilati per ogni tedesco ucciso in azioni di resistenza armata, e sapevano che se si fossero consegnati ai tedeschi per pagare di persona la loro azione non ci sarebbe stata rappresaglia, ma nonostante ciò essi non si presentarono ai tedeschi e 335 italiani furono uccisi al posto loro. “Circa 39 erano ufficiali, sottufficiali e soldati appartenenti alle formazioni clandestine della Resistenza militare, circa 52 erano gli aderenti alle formazioni del Partito d’Azione e di Giustizia e Libertà, e Bandiera Rossa, un’organizzazione comunista trockijsta non legata al CLN, e 75 erano di religione ebraica. Altri, fino a raggiungere il numero previsto, furono detenuti comuni. Non mancarono tuttavia tra gli uccisi i rastrellati a caso e gli arrestati a seguito di delazioni dell’ultima ora” (Wikipedia). E’ falso che il Questore Pietro Caruso abbia collaborato con i tedeschi per la individuazione dei cittadini da fucilare, anzi egli si oppose alla stesura della lista; ciò nonostante venne fucilato dopo un processo sommario. Ancor peggiore sorte toccò all’incolpevole direttore di Regina Coeli Donato Carretta che nonostante nei giorni precedenti avesse liberato dei detenuti per evitare che cadessero in rappresaglie, venne linciato dalla folla inferocita che ancora una volta dimostrò la stoffa dell’italiano medio.

I partigiani conoscevano perfettamente l’ordine di rappresaglia previsto dall’art. 42 della corte dell’Aja applicato dai tedeschi, e previsto anche dagli eserciti inglese, americano e francese. Ma i partigiani, in testa Giorgio Amendola, volevano una azione di forte valore simbolico http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_via_Rasella  e non a caso scelsero il 23 Marzo data della fondazione dei fasci di combattimento.

E’ possibile che Amendola e gli esecutori della strage di via Rasella abbiano cercato e voluto la rappresaglia tedesca per suscitare la indignazione popolare e sollevare la città, ma è anche possibile che abbiano semplicemente avuto un comportamento vile non facendosi carico delle loro responsabilità e lasciando che altri morissero al loro posto. Qualunque sia la vera motivazione il fatto incontestabile è che essi sapevano a priori quale sarebbero state le conseguenze della loro azione: l’uccisione di dieci italiani per ogni tedesco ucciso.

Giustizia, senso di responsabilità, dignità imponevano di pagare di persona, e invece quei partigiani uccisero consapevolmente 335 persone innocenti. Per il vile atto di via Rasella essi furono  trattati come eroi, furono insigniti di medaglia al valor militare ed eletti in Parlamento. Partigiani, comunisti, questo sono.

Irresponsabilità senza fine

Centinaia di aziende chiudono ogni giorno, migliaia di italiani rimangono senza lavoro ogni giorno, migliaia di famiglie si aggiungono ogni giorno a quelle che non sanno come tirare avanti, l’Italia affonda sempre più ed è preda della criminalità che ricicla il denaro sporco nell’acquisto a due soldi delle aziende che persone perbene hanno faticato una vita per far crescere e prosperare.

Tutto questo accade in Italia mentre il PD dice che non farà mai un governo con Berlusconi e Grillo si erge a uomo puro dalla vestina bianca che in realtà vuol fare affondare completamente l’Italia per conquistare il potere anche se ciò dovesse costare miseria e fame per gran parte del Paese. Non ci sono parole per questo squallore, non ci sono parole che possano rendere minimamente accettabili comportamenti come quelli del PD e dei grillini.

Gli italiani non hanno votato PD e Grillo per radere al suolo l’Italia e ricostruirla ex-novo, li hanno votati per salvare milioni di lavoratori e di famiglie che nel giro di pochi mesi potrebbero trovarsi su una strada senza sapere come mettere insieme il pranzo con la cena perché forse ci sarà solo quello o solo questa. Le riforme e la moralizzazione sono ormai inevitabili, e nessuno può pensare che vengano messe da parte, ma adesso c’è qualcosa di più urgente da fare: c’è da dare alle aziende creditrici qualcosa come 50 miliardi di euro per lavori e servizi che lo Stato ha già avuto, 50 miliardi che significano la sopravvivenza per molte di esse e per le famiglie che vivono grazie ad esse. C’è da salvare un patrimonio di aziende e di lavoro che si distrugge in un attimo e si ricostruisce in decenni di sacrifici e di stenti. C’è una sovranità da proteggere perché quando la mala nostrana e internazionale avranno comprato a due soldi i gioielli di famiglia, lo Stato non sarà più Stato ed i cittadini italiani non saranno più cittadini.

E’ indispensabile formare subito un governo con PD-PDL-Grillini che agisca immediatamente per rianimare il paziente mettendo da parte ogni rancore personale.

Ma la politica vecchia non ha ancora capito nulla di quale è il suo compito e la politica nuova ricorda tanto le iene che attendono la fine di animali moribondi per banchettare con le loro carcasse. Squallore senza fine, dei vecchi e dei nuovi, intenti alle tribune politiche ed alle lotte di palazzo mentre il Paese muore e con esso una gente che certamente si è meritata tutto questo, ma che comunque, qualunque sia la sua colpa non può essere lasciata morire, non fosse altro che per il fatto che la gente siamo noi, ognuno dei nostri figli, ognuno dei nostri padri e madri.

Cosa vogliamo fare in Regione FVG

Rispetto, Responsabilità, Onestà sono valori imprescindibili per i quali abbiamo già pagato sulla nostra pelle, valori non trattabili fondamento di una società sana e di una comunità civile. Non promettiamo l’impossibile, o, peggio ancora, ciò che si è già deciso di non fare, non promettiamo province autonome dimenticandocene il giorno dopo le elezioni; ci impegniamo per il possibile al meglio delle nostre capacità.

Oggi sono di nuovo in pista per contribuire a cambiare questo Paese con questi obiettivi:

  • Rilancio immediato della PMI e della Agricoltura con adeguati incentivi e pagamento a brevissimo di qualunque fornitura di beni e servizi fatta alla Regione
  • Riduzione concreta della fiscalità regionale esistente, per le aziende e per i singoli cittadini
  • Forti investimenti in ricerca a breve e Università
  • Decisa sburocratizzazione
  • Riequilibrio finanziario rapido della provincia di Pordenone (credito 150 M€/anno)
  • Accorpamento reale dei servizi dei comuni più piccoli
  • Recupero di efficienza ed efficacia di Sanità, Comuni, Province e Regione mediante uno stringente controllo di gestione per una riduzione della spesa corrente
  • Autonomia della regione intensificata ed estesa, sviluppo della macroregione di Alpe Adria
  • Recupero della sicurezza a tutti i livelli, Polizia Municipale in supporto a Carabinieri e Polizia
  • Salvaguardia delle nostre radici culturali e delle nostre tradizioni
  • La Amministrazione Pubblica è al servizio della gente, non viceversa
  • Prima gli italiani

Alfredo Pasini

Nove anni per dire che “il fatto non sussiste”

Nove anni per dire che, si, ci si era sbagliati e l’imputato non era colpevole, anzi il “fatto non sussiste”, o, in altre parole che non esisteva e non è mai esistito il fatto per cui il cittadino è stato messo sotto processo. Nove anni di sofferenza, di indicibile amarezza, di spese legali, di tempo perduto, di vita rovinata, di relazioni deteriorate, perché con tanto fango qualcuno lo può aver avuto il dubbio che “l’imputato” non fosse pulito.

Chi paga tutto questo? Chi ridarà a Francesco Storace e ad altri sventurati come lui tutto ciò che gli è stato sottratto? Qualcuno deve pagare, perché è troppo comodo dire che la giustizia non può sapere fino alla fine se c’è colpa o no, è troppo comodo dire che la giustizia ha i suoi tempi. No, non si gioca con la dignità delle persone, non si gioca con la vita degli altri: la vita non è una cassetta video che puoi riavvolgere per ripartire da quel momento come se nulla fosse accaduto. Non si condiziona la politica del Paese con un processo di nove anni su un fatto che “non sussiste”, non si eliminano i politici non graditi con l’arma dei processi.

La magistratura non ha diritto di uccidere, e non lo ha nemmeno la stampa che troppo spesso denigra, diffama, calunnia persone perbene che hanno la sola colpa di non “seguire la corrente” o di non appartenere al partito od alla fazione che “dirige” quel tal giornale, persone che non hanno venduto la loro dignità, la loro coscienza, la loro onestà. Immaginate che capiti a voi.

E’ ora di dire basta, e di dirlo forte. E’ ora di pretendere civiltà in questo Paese senza rispetto e quindi senza cultura, è ora di pretendere che qualunque rapporto pubblico fra qualunque soggetto, magistratura e cittadino, stampa e cittadino, TV e cittadino, partito e partito, cittadino e cittadino, sia un rapporto che rispetti le persone, ed è ora di pretendere che chi sbaglia paghi. Non possono esistere processi su un fatto che “non sussiste”, perché delle due l’una: o si è incompetenti o si è di parte interessata, ed in entrambi i casi si deve rispondere dei danni provocati. A partire da quelli morali che, almeno per noi, sono di gran lunga i primi e più importanti.

E’ ora di pretendere rispetto.

Finanziamento pubblico

In tempi di grandi riforme e di nuove regole prossime venture, si spera, è bene porre attenzione a due necessità: a) valutare freddamente i pro ed i contro dei cambiamenti che si chiedono o si propongono perché una volta fatte le scelte è molto difficile cambiare nuovamente, soprattutto in un paese come il nostro e soprattutto su temi “pesanti”; b) pensare che tali cambiamenti devono essere fatti avendo come scopo principale non già l’arginamento dei ladri di polli, ma la costruzione di un struttura veramente sana.

Fra le nuove regole prossime venture c’è il finanziamento pubblico ai partiti.

Siamo proprio sicuri che togliere il finanziamento pubblico ai partiti sia la cosa giusta da fare e che una volta tolto avremo eliminato il problema della corruzione dei partiti, e che nel bilancio complessivo avremo una situazione migliore per l’Italia? La politica ha un costo, c’è poco da fare. Far sapere alla gente cosa vuol fare il tal partito od il tal candidato, tenere aggiornata la popolazione sull’andamento delle cose, avere una sede dove organizzare anche le cose materiali ….tutto questo costa. Non mi si venga a dire che si può fare tutto on-line. Molto si, tutto no. E non mi si venga a dire che i soldi li deve mettere il cittadino che fa politica perché non glielo ha ordinato nessuno di farla. Domanda: voi spendereste qualche migliaio di euro ogni anno per fare un servizio non remunerato alla comunità? E poi: come la mettiamo con chi è meno abbiente? Torniamo al tempo in cui la politica la facevano solo i nobili?

Orbene, se domani mattina i partiti non avessero più soldi pubblici per queste loro attività, dove andrebbero a prenderli? Non certamente dai cittadini, e quindi da dove?

Dalle grandi lobbies economiche e finanziarie, dalle grandi aziende, dalle aziende “interessate”.

Tutti questi soggetti non sono certamente mossi da virtù francescane, e vogliono un ritorno per ogni euro che investono, il che non è un male in senso generale, ma lo è quando collide con gli interessi della collettività. Dunque se lobbies e poteri economici finanziassero i partiti lo farebbero per avere una particolare attenzione della politica verso i temi di loro interesse, o, per essere più spicci, perché la politica conceda loro dei privilegi o li sgravi da certi costi  o gli faccia poi fare quello che vogliono.  Per sua stessa natura il capitale mira alla propria espansione illimitata senza guardare se ciò che fa è o non è etico. Da qui la continua compressione e lo sfruttamento del cittadino come strumento di produzione, gli inquinamenti ambientali, la alienazione della società nel suo insieme.

E’ questo ciò che vogliamo?

Non è certamente ciò che vuole La Destra. Chi di noi non desidera giustizia sociale e regole certe per tutti in grado di consentire una evoluzione verso una società equilibrata in cui rispetto e responsabilità siano le cerniere del sistema Paese? Ecco perché per La Destra la politica deve essere indipendente dalle grandi lobbies verso le quali deve porsi come elemento di equilibrio sull’altro piatto della bilancia. Utopia? Forse si, ma certamente il finanziamento privato toglie ogni possibilità di farne invece una realtà. Il vero problema sta nel controllo della gestione del denaro pubblico. Basterebbe che fossero richiesti bilanci certificati, che tali bilanci venissero vagliati dalla Corte dei Conti o da autorevoli soggetti terzi ogni anno, e che eventuali casi di mala gestione venissero resi pubblici e sanzionati pesantemente. Non mi pare molto difficile.

40 miliardi di vergogna

40 miliardi di euro , che diventano 70 miliardi se si conteggiano anche quelli in via di maturazione: questo è il debito che lo Stato ha da troppo tempo nei confronti di migliaia di aziende fornitrici di beni o servizi (Innocenzo Cipolletta, Pordenone, 7 Marzo 2013).

Lo Stato strangola le aziende costringendole a chiudere od a licenziare per sopravvivere, ed è quindi il responsabile della drammatica situazione in cui si trovano decine e decine di migliaia di famiglie. Con grande moralità molte aziende sopravissute stanno dando fondo alle riserve, anche personali dei titolari, per non lasciare per strada i loro collaboratori e con essi le loro famiglie, ma non potrà durare a lungo. Piccole aziende, artigiani, commercianti, ambulanti, sono quasi al capolinea.

Ma il fantasmagorico debito, meglio sarebbe dire insoluto, che lo Stato ha nei confronti degli imprenditori è diventato un crimine nel momento in cui si è suicidato il primo imprenditore per non aver più potuto andare avanti nonostante vantasse un credito nei confronti dello Stato che lo avrebbe messo al sicuro dai suoi problemi finanziari. Sono molti purtroppo gli imprenditori che non ce la hanno fatta a resistere sotto il peso di una responsabilità che non era loro. In questo lo Stato è criminale e va perseguito alla stessa maniera in cui verrebbe perseguito un soggetto privato: vanno perseguiti lo Stato e tutti coloro che si sono resi responsabili di ritardi nei pagamenti dei fornitori che hanno portato al suicidio di gente perbene od anche solo al fallimento di aziende. Non ci possono essere due pesi e due misure. Un privato che commettesse un simile misfatto sarebbe imputato e condannato per responsabilità oggettiva, così siano imputati e condannati Stato e suoi dipendenti che siano riconosciuti responsabili di suicidi e fallimenti a causa dei loro comportamenti omissivi

40 miliardi di euro pagati subito alle aziende creditrici darebbero ad esse la possibilità di risollevarsi tamponando, e per alcune chiudendo, i buchi di finanza che in assenza di credito bancario – tornerò su questo – stanno lottando per una sopravvivenza che pare sempre più breve in assenza di riforme radicali. 40 miliardi di euro immessi nel circuito aziendale potrebbero forse anche far ripartire l’economia italiana nel breve periodo in attesa di una drastica ristrutturazione dello Stato e di un radicale cambiamento delle regole che deve avvenire in brevissimo tempo.

A questo punto non importa se i conti pubblici si appesantiscono ancora un po’: meglio conti un po’ più pesanti ed aziende vive, che conti a posto ed aziende morte.

E’ ora di agire.

Nuovo clientelismo 5S?

Reddito di cittadinanza proposto da Grillo: 1.000€/mese a tutti i cittadini italiani = 12.000€/anno ad ogni cittadino.

Supponendo di  considerare i soli maggiorenni, il costo sarebbe di 12.000×50.000.000 = 600 mld€/anno! Ed anche considerando solo coloro che percepiscono meno di 2.000€/mese (circa il 50%) ci vorrebbero  300mld€/anno.

Ma questi hanno fatto i conti?

E non si dica che il reddito di cittadinanza andrebbe solo ai disoccupati perchè allora chi glielo farebbe fare di andare a lavorare a quelli che percepiscono 1.200-1.300 €/mese (circa 20.000.000 di persone = 40% http://www.corriere.it/economia/12_marzo_30/irpef-dati-reddito_f656e204-7a5f-11e1-aa2f-fa6a0a9a2b72.shtml, quantità che data l’evasione fiscale possiamo ridurre salomonicamente a 10.000.000=20% popolazione adulta). Un bel nero a ore perse, et voilà! 1.500-1.800-2.000€/mese (3.000-3.600-4.000€/mese per ogni coppia) lavorando quando si ha voglia se si ha voglia e senza versare 1€ di tasse, ovvero senza contribuire al mantenimento ed al progresso dell’Italia. Chi lavorerebbe più in Italia?

Al confronto cassa del Mezzogiorno e situazione clientelare meridionale sono esempi virtuosi ed altamente educativi.

Che dire poi della ingiustizia verso coloro che ogni mattina si recano al lavoro per mantenere le loro famiglie e il vorace Stato Italiano? Anche loro avrebbero diritto alle attenzioni di un tale munifico stato sociale e quindi servirebbero davvero 600mld€/anno. E poi, lo Stato pagherebbe anche i “contributi” per la pensione su quei 1.000€ di reddito di cittadinanza? Perchè se così fosse non basterebbero 300 o 600mld/anno, ne servirebbero 600 o 1.200 € ogni anno.

Nemmeno in Unione Sovietica sarebbe stato pensabile qualcosa che fosse anche solo lontanamente simile. E poi si è criticata la promessa di restituzione dell’IMU per circa 10mld€!

Questi spot elettorali fanno però molta presa sulla massa la cui psicologia Grillo dimostra di conoscere e saper manipolare molto bene. Al confronto Berlusconi e Bersani sono dilettanti alle prime armi.

I soldi ci sono, basta prenderli

Come si mette a posto  l’Italia senza licenziare nessuno, senza nuove tasse – anzi con meno tasse -? Domani mattina. Basta averne la volontà, basta decidersi a fare l’interesse della gente.

Occhio, tiriamo al bersaglio grosso.

  1. Spese correnti Ministeri: 1 mld il primo anno, 0,5 mld/anno i 4 anni successivi = 3 mld/anno ogni anno dal quinto anno in poi
  2. Corruzione (60mld/anno da fonti ministero): riduzione 75% corruzione in 5 anni  = 9 mld/anno = 45 mld/anno dal quinto anno in poi *** (vedi link internet)
  3. Sanità: sperperi, corruzione, razionalizzazione delle attività senza ridurre i servizi = 0,6mld/anno = 3mld/anno dal quinto anno in poi (10% del totale della attuale spesa sanitaria nazionale)
  4. Immobili e acquisti di servizi terziario: eliminazione affitti e servizi per gli “amici” 1 mld/anno
  5. Opere inutili previste solo per far lavorare “alcune imprese”, una per tutti la TAV, madre di tutte le tangenti (leggasi “il libro nero della TAV”, molto documentato, scritto da Ivan Cicconi – Presidente staz.unica appalt. regione Calabria -, Koinè nuove edizioni), e dirottamento di metà delle somme su opere utili = 3mld/anno
  6. Eliminazione dei privilegi della politica e delle mille prebende ad enti ed associazioni che non hanno senso di esistere  = 2 mld
  7. Evasione fiscale: recupero del 50% della evasione annua (si può fare anche di più) stimata in 150 mld/anno (fonti ministero) = 15 mld/anno = 75 mld ogni anno dal quinto anno in poi (applicare la deduzione fiscale e qualche altro facile accorgimento)
  8. Personale dipendente della Amministrazione Pubblica: si può ridurre del 20% in otto anni senza licenziare alcuno, ma semplicemente non rimpiazzando i pensionati e riorganizzando le strutture. Risparmio: 3.500.000 dipendenti complessivi x 20% = 700.000 dipendenti = 87.500 dipendenti ogni anno = 6 miliardi/anno x 8 anni = 48 mld ogni anno dall’ottavo anno in poi  al costo medio complessivo unitario di 65.000 €/dip. anno (2.000 €/mese medio x 2.5 -previdenza etc. – più costi secondari ed indotti). Questi numeri sono attendibili e credibili: nella mia esperienza di Sindaco di Pordenone ho ridotto il personale del 20% ottenendo risparmi proporzionali. Stante poi la situazione al Sud non c’è alcun dubbio su questi numeri, anzi, probabilmente i risparmi si possono aumentare anche di un buon 20%

Siamo già a 36 mld di risparmio il primo anno, 72 mld il secondo….., 180 mld il quinto anno che continuano a rimanere tali ogni anno successivo!

Come impiegare questi 180 mld? Mille modi possibili: si potrebbe ad esempio impiegarne 40 per ridurre le tasse (= 1.400 €/anno statistico medio per ogni abitante maggiorenne in età lavorativa = 2.800 € circa per ogni famiglia con due occupati, con il conseguente sostegno all’economia), e 40 mld per dare una pensione più dignitosa ai nostri anziani (= 2.000€/anno medio statistico pro capite di maggiorazione della pensione). E gli altri 100 mld? Azzeriamo il debito pubblico in 25 anni!

Certo, per fare questi recuperi bisogna avere dirittura morale e non essere collusi. Il problema sta proprio qui, ma i soldi ci sono.

*** http://www.irpa.eu/wp-content/uploads/2012/03/Di-Cristina-RTDP.pdf (pag 179)