Archivio mensile:aprile 2014

Politici e stipendi

Caro Mario,

gli stipendi dei politici non sono troppo alti, sono non meritati. Gli stipendi dei dirigenti “normali” dello Stato e della amministrazione pubblica, compresi i magistrati, prima che essere troppo alti, semplicemente non corrispondono ai risultati ottenuti (quelli di fascia alta e le relative scandalose buonuscite vanno drasticamente tagliati a prescindere, senza se e senza ma!). Lo Stato ha una inefficace ed inefficiente struttura elefantiaca che va drasticamente sfoltita; il numero iperbolico di politici e gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici sono una follia insostenibile ed un’area di privilegio inaccettabile, sicuramente bastano la metà dei politici ed i due terzi dei burocrati, forse anche meno riducendo e rivedendo opportunamente e doverosamente le duecentomila leggi che subiamo ogni giorno. Nella situazione attuale, nel disastro a cui siamo stati portati, anche mille euro al mese sono troppi per un ministro, un parlamentare, un presidente, un amministratore delegato, un dirigente di Agenzia delle Entrate, Inps, Ferrovie…. Sono il primo a concordare  su tutto ciò ed a dire che è uno scandalo senza pari: fosse per me, farei una drastica pulizia, sia nell’apparato politico che in quello burocratico come già fatto a tempo debito localmente (http://www.alfredopasini.it/il-peso-della-burocrazia/).

Detto questo le persone intelligenti vanno un pò più in la con il ragionamento e dunque a te che sei libero professionista, lavoratore autonomo o imprenditore e che vorresti che il pubblico fosse gestito e funzionasse come il buon privato, pongo una domanda: se tu avessi un dipendente capace e intraprendente che risolve tutti i problemi, che di fatto gestisce la tua attività producendo risultati, reddito e crescita, gli daresti il minimo sindacale perchè “un dipendente è un dipendente” o te lo terresti stretto gratificandolo in ogni modo? Se la tua risposta è per la prima opzione, ferma qui la tua lettura. Se la tua risposta è invece per la seconda opzione ti pongo un’altra domanda: ritieni che pur non avendo finalità di lucro nel senso stretto del termine, come invece è per il settore privato, lo Stato debba essere gestito con principi e regole di una azienda privata o che debba essere gestito con logiche completamente diverse? Se la tua risposta è per la prima opzione allora  dovresti convenire che così come nel privato ogni azienda non micro ha una struttura organizzativa che prevede presidente, amministratore delegato, board, direttore generale, dirigenti, funzionari, impiegati e operai, così anche per lo Stato, le Regioni, le Province (restano lì, hanno solo tolto a noi la possibilità di eleggere chi le guida) e per i Comuni ha senso lo schema-tipo di struttura esistente oggi (non le sue dimensioni numeriche). E dovresti anche convenire che così come nel privato, anche nel pubblico gli stipendi dovrebbero essere commisurati a responsabilità, risultati, dimensioni dell’ente e fatturato (bilancio consuntivo). Tolte le scandalose esagerazioni in tutte le strutture pubbliche, il problema non sono dunque gli stipendi dei politici e dei burocrati, il problema è cosa essi producono a fronte dei soldi percepiti. Se dunque nel privato tu pagheresti molto bene il collaboratore di cui si parlava all’inizio e licenzieresti il dipendente incapace, improduttivo, pigro, assenteista, così deve essere anche nello Stato sia che si parli di politici, sia che si parli di dirigenti o funzionari o impiegati. I problemi si risolvono eliminando la causa, non l’effetto, e nel settore pubblico la causa è la mancanza di etica e di morale, non gli stipendi che ne sono l’effetto. Se dunque in questo momento anche mille euro al mese sono troppi per la ciurma che ci sgoverna distruggendo la Nazione (ammesso che abbia senso usare questo termine), concettualmente la voce stipendi non è il problema, nè pro capite nè per ammontare complessivo, pur potendo essere di molto ridotto il numero dei politici. Non considerando la vergogna assoluta degli stipendi e del rapporto risultati/stipendi della magistratura e dei grandi “managers” pubblici, qualcuno osserva che in altri Stati i politici sono pagati molto meno. Non conosco il sistema politico di quei paesi (protezioni per chi rientra? lobbies ammesse? lecito avere rapporti di lavoro con le lobbies?), ma faccio una considerazione: in uno Stato in cui il lobbismo sia bandito, cosa che ritengo opportuna perchè sicuramente le lobbies non hanno a cuore il futuro di lungo termine, i deboli, l’ambiente che consegneremo ai nostri figli ed altro ancora, ma solamente il loro profitto immediato, il politico non amministratore che voglia onorare seriamente il suo impegno con correttezza ed equità lavora almeno 4 giorni alla settimana per il suo Paese (il sindaco 7/7) e quindi abbandona di fatto il lavoro che aveva prima di trovarsi a rappresentare i suoi concittadini su qualche scranno pubblico. Senza retropensieri e accomodamenti all’italiana perchè stiamo disegnando una politica di etica e moralità, possiamo dire che alla fine del suo mandato se è un dipendente pubblico o un pensionato il politico avrà garantito il suo posto di lavoro anche se molto probabilmente perderà opportunità di carriera per il solo fatto di aver abbandonato temporaneamente il suo posto, ma se è artigiano, commerciante, imprenditore, libero professionista, dovrà ricominciare da zero, non essendo più aggiornato, avendo perso i contatti con i clienti, le relazioni, e avendo comunque una famiglia da mantenere. In queste condizioni tu metteresti a rischio il futuro tuo e della tua famiglia per due lire? Perchè dunque un politico dovrebbe essere pagato poco? Nessuno obbliga il politico a impegnarsi in politica? Vero, ma una persona seria e onesta lo è prima di tutto con la sua famiglia e con se stesso. E se tu non lo faresti perchè pretendi che altri lo facciano al posto tuo a due lire? Per pochi spiccioli lo farebbero solo i ladri. E lascia perdere che i ladri ci sono anche oggi, questo semmai è la dimostrazione di cosa produce la mancanza di etica e di morale. Personalmente ritengo che in una politica pulita e fattiva chi si impegna debba essere protetto e gli debba essere garantita dignità e quanto necessario al suo reinserimento nella società. Questo è lo spirito con cui in origine si è assegnato uno stipendio ai politici. Anche la buonuscita di reinserimento di fine mandato è dunque concettualmente giusta, peccato che non sia applicata ai sindaci, che più di chiunque altro andrebbero tutelati. Il problema dunque sta in due sole parole: etica e moralità. Se ci sono etica e moralità ci sono giustizia ed equità, severità e rispetto, delle persone e delle cose, gratificazione e morigerazione. Con etica e moralità ogni lira percepita è meritata, ogni merito va riconosciuto. Con etica e moralità il pubblico vale quanto il buon privato, forse anche di più. Non ci serve dunque una politica così come è oggi, ci serve una politica che guidi lo Stato con una visione strategica ed etica di lungo periodo e lo gestisca con moralità ed i metodi ed i risultati del buon privato. Per fare questo servono gli uomini migliori, e gli uomini migliori vanno gratificati e tutelati, sotto ogni punto di vista.