Finanziamento pubblico

In tempi di grandi riforme e di nuove regole prossime venture, si spera, è bene porre attenzione a due necessità: a) valutare freddamente i pro ed i contro dei cambiamenti che si chiedono o si propongono perché una volta fatte le scelte è molto difficile cambiare nuovamente, soprattutto in un paese come il nostro e soprattutto su temi “pesanti”; b) pensare che tali cambiamenti devono essere fatti avendo come scopo principale non già l’arginamento dei ladri di polli, ma la costruzione di un struttura veramente sana.

Fra le nuove regole prossime venture c’è il finanziamento pubblico ai partiti.

Siamo proprio sicuri che togliere il finanziamento pubblico ai partiti sia la cosa giusta da fare e che una volta tolto avremo eliminato il problema della corruzione dei partiti, e che nel bilancio complessivo avremo una situazione migliore per l’Italia? La politica ha un costo, c’è poco da fare. Far sapere alla gente cosa vuol fare il tal partito od il tal candidato, tenere aggiornata la popolazione sull’andamento delle cose, avere una sede dove organizzare anche le cose materiali ….tutto questo costa. Non mi si venga a dire che si può fare tutto on-line. Molto si, tutto no. E non mi si venga a dire che i soldi li deve mettere il cittadino che fa politica perché non glielo ha ordinato nessuno di farla. Domanda: voi spendereste qualche migliaio di euro ogni anno per fare un servizio non remunerato alla comunità? E poi: come la mettiamo con chi è meno abbiente? Torniamo al tempo in cui la politica la facevano solo i nobili?

Orbene, se domani mattina i partiti non avessero più soldi pubblici per queste loro attività, dove andrebbero a prenderli? Non certamente dai cittadini, e quindi da dove?

Dalle grandi lobbies economiche e finanziarie, dalle grandi aziende, dalle aziende “interessate”.

Tutti questi soggetti non sono certamente mossi da virtù francescane, e vogliono un ritorno per ogni euro che investono, il che non è un male in senso generale, ma lo è quando collide con gli interessi della collettività. Dunque se lobbies e poteri economici finanziassero i partiti lo farebbero per avere una particolare attenzione della politica verso i temi di loro interesse, o, per essere più spicci, perché la politica conceda loro dei privilegi o li sgravi da certi costi  o gli faccia poi fare quello che vogliono.  Per sua stessa natura il capitale mira alla propria espansione illimitata senza guardare se ciò che fa è o non è etico. Da qui la continua compressione e lo sfruttamento del cittadino come strumento di produzione, gli inquinamenti ambientali, la alienazione della società nel suo insieme.

E’ questo ciò che vogliamo?

Non è certamente ciò che vuole La Destra. Chi di noi non desidera giustizia sociale e regole certe per tutti in grado di consentire una evoluzione verso una società equilibrata in cui rispetto e responsabilità siano le cerniere del sistema Paese? Ecco perché per La Destra la politica deve essere indipendente dalle grandi lobbies verso le quali deve porsi come elemento di equilibrio sull’altro piatto della bilancia. Utopia? Forse si, ma certamente il finanziamento privato toglie ogni possibilità di farne invece una realtà. Il vero problema sta nel controllo della gestione del denaro pubblico. Basterebbe che fossero richiesti bilanci certificati, che tali bilanci venissero vagliati dalla Corte dei Conti o da autorevoli soggetti terzi ogni anno, e che eventuali casi di mala gestione venissero resi pubblici e sanzionati pesantemente. Non mi pare molto difficile.

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