Fosse Ardeatine

Fosse Ardeatine, una delle pagine più tristi della storia italiana. E’ fuor di ogni dubbio che i responsabili indiretti ma pienamente consapevoli della strage delle Fosse Ardeatine furono i partigiani delle brigate Garibaldi che con una azione militarmente irrilevante uccisero 33 uomini (altri 9 sarebbero deceduti in seguito) del reparto di polizia SS Polizei Regiment Bozen non in un combattimento a viso aperto che non avrebbe avuto altre conseguenze sulla popolazione, ma in un agguato durante un trasferimento dei tedeschi lungo le vie di Roma. Nell’esplosione della bomba morirono anche due civili, fra cui un bambino di 12 anni, e nella sparatoria successiva altri quattro italiani.

I partigiani sapevano che sul suolo italiano l’ordine di rappresaglia applicato dai tedeschi era di dieci italiani fucilati per ogni tedesco ucciso in azioni di resistenza armata, e sapevano che se si fossero consegnati ai tedeschi per pagare di persona la loro azione non ci sarebbe stata rappresaglia, ma nonostante ciò essi non si presentarono ai tedeschi e 335 italiani furono uccisi al posto loro. “Circa 39 erano ufficiali, sottufficiali e soldati appartenenti alle formazioni clandestine della Resistenza militare, circa 52 erano gli aderenti alle formazioni del Partito d’Azione e di Giustizia e Libertà, e Bandiera Rossa, un’organizzazione comunista trockijsta non legata al CLN, e 75 erano di religione ebraica. Altri, fino a raggiungere il numero previsto, furono detenuti comuni. Non mancarono tuttavia tra gli uccisi i rastrellati a caso e gli arrestati a seguito di delazioni dell’ultima ora” (Wikipedia). E’ falso che il Questore Pietro Caruso abbia collaborato con i tedeschi per la individuazione dei cittadini da fucilare, anzi egli si oppose alla stesura della lista; ciò nonostante venne fucilato dopo un processo sommario. Ancor peggiore sorte toccò all’incolpevole direttore di Regina Coeli Donato Carretta che nonostante nei giorni precedenti avesse liberato dei detenuti per evitare che cadessero in rappresaglie, venne linciato dalla folla inferocita che ancora una volta dimostrò la stoffa dell’italiano medio.

I partigiani conoscevano perfettamente l’ordine di rappresaglia previsto dall’art. 42 della corte dell’Aja applicato dai tedeschi, e previsto anche dagli eserciti inglese, americano e francese. Ma i partigiani, in testa Giorgio Amendola, volevano una azione di forte valore simbolico http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_via_Rasella  e non a caso scelsero il 23 Marzo data della fondazione dei fasci di combattimento.

E’ possibile che Amendola e gli esecutori della strage di via Rasella abbiano cercato e voluto la rappresaglia tedesca per suscitare la indignazione popolare e sollevare la città, ma è anche possibile che abbiano semplicemente avuto un comportamento vile non facendosi carico delle loro responsabilità e lasciando che altri morissero al loro posto. Qualunque sia la vera motivazione il fatto incontestabile è che essi sapevano a priori quale sarebbero state le conseguenze della loro azione: l’uccisione di dieci italiani per ogni tedesco ucciso.

Giustizia, senso di responsabilità, dignità imponevano di pagare di persona, e invece quei partigiani uccisero consapevolmente 335 persone innocenti. Per il vile atto di via Rasella essi furono  trattati come eroi, furono insigniti di medaglia al valor militare ed eletti in Parlamento. Partigiani, comunisti, questo sono.

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