Il futuro del Friuli Venezia Giulia

La storia insegna, specialmente quando i fatti considerati sono affini a quelli che si vorrebbe leggere con gli occhi della storia.

Lester Turow ha scritto un bel libro sulla sfida economica continentale iniziata negli anni ’80 fra Giappone, USA ed Europa con una Cina ed un Sud-Est Asiatico che erano appena i cuccioli di tigre che conosciamo oggi.  Era in palio la supremazia nel mercato mondiale non ancora benedetto ed impalmato da quella autentica iattura che è il WTO (World Trade Organization) certificato di garanzia della globalizzazione, la più grande tragedia sociale dei tempi moderni.

Lester Turow era consigliere economico di Ronald Reagan ed aveva studiato a fondo le economie mondiali, in particolar modo la economia del Sud-Est Asiatico, scoprendo che la curva dello sviluppo economico era funzione esponenziale degli investimenti fatti in istruzione, formazione e ricerca e sviluppo: la correlazione non era casuale, era anzi evidente il rapporto causa-effetto. Abbiamo visto cosa sono diventati oggi i cuccioli di tigre di allora: Cina, Corea del Sud, Taiwan, Malesia, Indonesia, Vietnam sono autentiche tigri che Europa e USA non riescono ad arginare ed alle quali presto soccomberanno.

Sono passati quasi trenta anni da allora, da quando si ebbe la certezza peraltro ovvia che gli investimenti in istruzione, formazione e ricerca&sviluppo sono il più potente motore dello sviluppo economico di un paese, come se le scoperte di Volta, di Meucci e di altri straordinari scienziati non avessero già indicato la strada pur nella loro eccezionalità.

E l’Italia cosa ha fatto da allora? In tutti questi anni l’Italia non ha minimamente considerato le motivazioni del successo dei paesi asiatici e non ha investito nella formazione dei cervelli risorse minimamente adeguate ad affrontare una sfida globale che da tempo si era capito sarebbe stata terribile.

Così anche la nostra regione, quel Friuli Venezia Giulia fatto di gente laboriosa proveniente da un passato di grande fatica ed indigenza che nel dopoguerra si è convertito in regione industriale di successo. Di successo, ma di fiato corto. Nel momento in cui bisognava premere sull’acceleratore investendo sugli studenti e sui ricercatori di ogni età, su scienza e creatività, si sono invece riversati fiumi di soldi nel finanziamento di mille attività che guardavano all’oggi e non al domani. Grave miopia politica da cui nessuna forza politica è immune, nemmeno il centrodestra che però ha almeno il merito di aver sostenuto le aziende in difficoltà in questi terribili ultimi 5 anni.

La strada del futuro è segnata se si vuole sopravvivere e prosperare: investire in tutta la filiera del cervello, soprattutto sulle università troppo poco sostenute fino ad oggi, sulla formazione, sulla ricerca e sviluppo. Investire senza obiettivi di breve termine, elettorali e di consenso. E’ ora che la politica guardi lontano e svolga finalmente il suo compito: costruire un futuro solido e duraturo basato sul sapere dei propri cittadini, il valore più grande che la nostra popolazione ha. Agli obiettivi di breve termine ci pensino le aziende; la politica e la regione hanno, devono avere, obiettivi di lungo termine, gli unici in grado di costruire, far crescere, rendere forti. Ciò richiederà forti investimenti, costanza, pazienza, ma alla fine il Friuli Venezia Giulia si sarà garantito uno splendido futuro diventando regione di avanguardia e di riferimento. Crederci.

 

 

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