Nove anni per dire che “il fatto non sussiste”

Nove anni per dire che, si, ci si era sbagliati e l’imputato non era colpevole, anzi il “fatto non sussiste”, o, in altre parole che non esisteva e non è mai esistito il fatto per cui il cittadino è stato messo sotto processo. Nove anni di sofferenza, di indicibile amarezza, di spese legali, di tempo perduto, di vita rovinata, di relazioni deteriorate, perché con tanto fango qualcuno lo può aver avuto il dubbio che “l’imputato” non fosse pulito.

Chi paga tutto questo? Chi ridarà a Francesco Storace e ad altri sventurati come lui tutto ciò che gli è stato sottratto? Qualcuno deve pagare, perché è troppo comodo dire che la giustizia non può sapere fino alla fine se c’è colpa o no, è troppo comodo dire che la giustizia ha i suoi tempi. No, non si gioca con la dignità delle persone, non si gioca con la vita degli altri: la vita non è una cassetta video che puoi riavvolgere per ripartire da quel momento come se nulla fosse accaduto. Non si condiziona la politica del Paese con un processo di nove anni su un fatto che “non sussiste”, non si eliminano i politici non graditi con l’arma dei processi.

La magistratura non ha diritto di uccidere, e non lo ha nemmeno la stampa che troppo spesso denigra, diffama, calunnia persone perbene che hanno la sola colpa di non “seguire la corrente” o di non appartenere al partito od alla fazione che “dirige” quel tal giornale, persone che non hanno venduto la loro dignità, la loro coscienza, la loro onestà. Immaginate che capiti a voi.

E’ ora di dire basta, e di dirlo forte. E’ ora di pretendere civiltà in questo Paese senza rispetto e quindi senza cultura, è ora di pretendere che qualunque rapporto pubblico fra qualunque soggetto, magistratura e cittadino, stampa e cittadino, TV e cittadino, partito e partito, cittadino e cittadino, sia un rapporto che rispetti le persone, ed è ora di pretendere che chi sbaglia paghi. Non possono esistere processi su un fatto che “non sussiste”, perché delle due l’una: o si è incompetenti o si è di parte interessata, ed in entrambi i casi si deve rispondere dei danni provocati. A partire da quelli morali che, almeno per noi, sono di gran lunga i primi e più importanti.

E’ ora di pretendere rispetto.

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