dovere e solidarietà

DOVERE E SOLIDARIETA’

 Un detto comune sulla annosa questione italiana, oggi drammatica, recita pressappoco così: “Se fossimo come tedeschi e svizzeri, staremmo di gran lunga meglio di loro”. Ecco, il problema sta tutto qui. Perché Germania e Svizzera sono molto solide al contrario dell’Italia che è molto traballante? Hanno forse petrolio, minerali pregiati, risorse naturali abbondanti? No. Hanno forse straordinarie bellezze paesaggistiche e culturali come l’Italia? No. Hanno forse collocazione geografica strategica? No. Chiediamoci: uomini e donne svizzeri e tedeschi sono forse geneticamente superiori? No. E allora dove sta la differenza fra quei due paesi forti e un’Italia di pulcinella che da tempo si sta autodistruggendo? Nel modo di pensare e di essere, fatto di serietà, rigore e senso civico applicati alla loro vita quotidiana.

L’Italia è un paese devastato da quel ’68 che ha enfatizzato a dismisura la parola “diritto” a favore di molti, ed ha cancellato dal vocabolario la parola “dovere” rimasta  a carico di pochi.

Due dei totem intoccabili di questa pseudo cultura democratica, peraltro a senso unico, sono la pelosa solidarietà agli immigrati e la cassa integrazione, strumento moralmente condivisibile, ma di applicazione sbagliata. Soprattutto in un paese in profonda crisi economica appare moralmente sbagliato che persone mantenute dalla comunità non concorrano al benessere della comunità stessa tenendo in ordine le città, aiutando i comuni nelle loro necessità, comunque rendendosi utili. Nella vita quotidiana non è nemmeno in discussione che per avere di che vivere si debba lavorare, perché allora questa regola non vale più quando è la comunità che garantisce la sopravvivenza? Restituire ad essa con il proprio lavoro insegnerebbe come si vive qui a chi è sbarcato nella convinzione che tutto sia gratis e dovuto, riempirebbe di significato le giornate dei cassaintegrati, rimetterebbe sui giusti binari una solidarietà che oggi è a senso unico, e darebbe un forte segno di cambiamento ad un paese che ne ha un gran bisogno. Restituire, senza fare gli schizzinosi: ogni lavoro ha e dà dignità, soprattutto quando fatto in cambio di una generosità ricevuta ma per nulla dovuta, tanto che, ingiustamente, non ne sono beneficiati artigiani, liberi professionisti e commercianti. Restituire alla comunità ciò che essa ha dato farebbe più belle le nostre città, farebbe sicuramente bene alla propria autostima, e darebbe a tutta la  comunità un forte messaggio verso quella indispensabile cultura del dovere che rende forti dentro, che permette di chiedere conto senza paura a chi non fa il proprio e di rilanciare un paese che ha la causa profonda del proprio dissesto nella perdita di valori fondanti ed in una sbagliata concezione del rapporto singolo-comunità.

Politici e stipendi

Caro Mario,

gli stipendi dei politici non sono troppo alti, sono non meritati. Gli stipendi dei dirigenti “normali” dello Stato e della amministrazione pubblica, compresi i magistrati, prima che essere troppo alti, semplicemente non corrispondono ai risultati ottenuti (quelli di fascia alta e le relative scandalose buonuscite vanno drasticamente tagliati a prescindere, senza se e senza ma!). Lo Stato ha una inefficace ed inefficiente struttura elefantiaca che va drasticamente sfoltita; il numero iperbolico di politici e gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici sono una follia insostenibile ed un’area di privilegio inaccettabile, sicuramente bastano la metà dei politici ed i due terzi dei burocrati, forse anche meno riducendo e rivedendo opportunamente e doverosamente le duecentomila leggi che subiamo ogni giorno. Nella situazione attuale, nel disastro a cui siamo stati portati, anche mille euro al mese sono troppi per un ministro, un parlamentare, un presidente, un amministratore delegato, un dirigente di Agenzia delle Entrate, Inps, Ferrovie…. Sono il primo a concordare  su tutto ciò ed a dire che è uno scandalo senza pari: fosse per me, farei una drastica pulizia, sia nell’apparato politico che in quello burocratico come già fatto a tempo debito localmente (http://www.alfredopasini.it/il-peso-della-burocrazia/).

Detto questo le persone intelligenti vanno un pò più in la con il ragionamento e dunque a te che sei libero professionista, lavoratore autonomo o imprenditore e che vorresti che il pubblico fosse gestito e funzionasse come il buon privato, pongo una domanda: se tu avessi un dipendente capace e intraprendente che risolve tutti i problemi, che di fatto gestisce la tua attività producendo risultati, reddito e crescita, gli daresti il minimo sindacale perchè “un dipendente è un dipendente” o te lo terresti stretto gratificandolo in ogni modo? Se la tua risposta è per la prima opzione, ferma qui la tua lettura. Se la tua risposta è invece per la seconda opzione ti pongo un’altra domanda: ritieni che pur non avendo finalità di lucro nel senso stretto del termine, come invece è per il settore privato, lo Stato debba essere gestito con principi e regole di una azienda privata o che debba essere gestito con logiche completamente diverse? Se la tua risposta è per la prima opzione allora  dovresti convenire che così come nel privato ogni azienda non micro ha una struttura organizzativa che prevede presidente, amministratore delegato, board, direttore generale, dirigenti, funzionari, impiegati e operai, così anche per lo Stato, le Regioni, le Province (restano lì, hanno solo tolto a noi la possibilità di eleggere chi le guida) e per i Comuni ha senso lo schema-tipo di struttura esistente oggi (non le sue dimensioni numeriche). E dovresti anche convenire che così come nel privato, anche nel pubblico gli stipendi dovrebbero essere commisurati a responsabilità, risultati, dimensioni dell’ente e fatturato (bilancio consuntivo). Tolte le scandalose esagerazioni in tutte le strutture pubbliche, il problema non sono dunque gli stipendi dei politici e dei burocrati, il problema è cosa essi producono a fronte dei soldi percepiti. Se dunque nel privato tu pagheresti molto bene il collaboratore di cui si parlava all’inizio e licenzieresti il dipendente incapace, improduttivo, pigro, assenteista, così deve essere anche nello Stato sia che si parli di politici, sia che si parli di dirigenti o funzionari o impiegati. I problemi si risolvono eliminando la causa, non l’effetto, e nel settore pubblico la causa è la mancanza di etica e di morale, non gli stipendi che ne sono l’effetto. Se dunque in questo momento anche mille euro al mese sono troppi per la ciurma che ci sgoverna distruggendo la Nazione (ammesso che abbia senso usare questo termine), concettualmente la voce stipendi non è il problema, nè pro capite nè per ammontare complessivo, pur potendo essere di molto ridotto il numero dei politici. Non considerando la vergogna assoluta degli stipendi e del rapporto risultati/stipendi della magistratura e dei grandi “managers” pubblici, qualcuno osserva che in altri Stati i politici sono pagati molto meno. Non conosco il sistema politico di quei paesi (protezioni per chi rientra? lobbies ammesse? lecito avere rapporti di lavoro con le lobbies?), ma faccio una considerazione: in uno Stato in cui il lobbismo sia bandito, cosa che ritengo opportuna perchè sicuramente le lobbies non hanno a cuore il futuro di lungo termine, i deboli, l’ambiente che consegneremo ai nostri figli ed altro ancora, ma solamente il loro profitto immediato, il politico non amministratore che voglia onorare seriamente il suo impegno con correttezza ed equità lavora almeno 4 giorni alla settimana per il suo Paese (il sindaco 7/7) e quindi abbandona di fatto il lavoro che aveva prima di trovarsi a rappresentare i suoi concittadini su qualche scranno pubblico. Senza retropensieri e accomodamenti all’italiana perchè stiamo disegnando una politica di etica e moralità, possiamo dire che alla fine del suo mandato se è un dipendente pubblico o un pensionato il politico avrà garantito il suo posto di lavoro anche se molto probabilmente perderà opportunità di carriera per il solo fatto di aver abbandonato temporaneamente il suo posto, ma se è artigiano, commerciante, imprenditore, libero professionista, dovrà ricominciare da zero, non essendo più aggiornato, avendo perso i contatti con i clienti, le relazioni, e avendo comunque una famiglia da mantenere. In queste condizioni tu metteresti a rischio il futuro tuo e della tua famiglia per due lire? Perchè dunque un politico dovrebbe essere pagato poco? Nessuno obbliga il politico a impegnarsi in politica? Vero, ma una persona seria e onesta lo è prima di tutto con la sua famiglia e con se stesso. E se tu non lo faresti perchè pretendi che altri lo facciano al posto tuo a due lire? Per pochi spiccioli lo farebbero solo i ladri. E lascia perdere che i ladri ci sono anche oggi, questo semmai è la dimostrazione di cosa produce la mancanza di etica e di morale. Personalmente ritengo che in una politica pulita e fattiva chi si impegna debba essere protetto e gli debba essere garantita dignità e quanto necessario al suo reinserimento nella società. Questo è lo spirito con cui in origine si è assegnato uno stipendio ai politici. Anche la buonuscita di reinserimento di fine mandato è dunque concettualmente giusta, peccato che non sia applicata ai sindaci, che più di chiunque altro andrebbero tutelati. Il problema dunque sta in due sole parole: etica e moralità. Se ci sono etica e moralità ci sono giustizia ed equità, severità e rispetto, delle persone e delle cose, gratificazione e morigerazione. Con etica e moralità ogni lira percepita è meritata, ogni merito va riconosciuto. Con etica e moralità il pubblico vale quanto il buon privato, forse anche di più. Non ci serve dunque una politica così come è oggi, ci serve una politica che guidi lo Stato con una visione strategica ed etica di lungo periodo e lo gestisca con moralità ed i metodi ed i risultati del buon privato. Per fare questo servono gli uomini migliori, e gli uomini migliori vanno gratificati e tutelati, sotto ogni punto di vista.

La politica uccide

Potrebbe capitare anche ad altri di trovarsi un giorno con una pistola in mano e qualcuno a terra davanti. La crisi uccide. Decine e decine di persone, non sappiamo esattamente quante, si sono tolte la vita perché non reggevano il peso di una situazione drammatica: difficoltà a mantenere la famiglia, licenziamento forzato di collaboratori fidati per i quali, e per le loro famiglie, si sentivano responsabili, orizzonte buio.

La politica uccide. Diversi di coloro che si sono tolti la vita avevano crediti importanti con la amministrazione pubblica, e le loro aziende sono fallite perché lo stato, le regioni, le province, i comuni non hanno pagato alle loro aziende quanto esse avevano pieno diritto di avere per i lavori fatti ed i servizi prestati. Aziende sane fallite perché la politica non ha disposto i pagamenti dovuti. Pensateci un attimo, immaginate che la azienda sia la vostra, i collaboratori siano i vostri, in pericolo siano i vostri figli e vostra moglie/marito. Arriva il momento che non si regge ed allora diventa altamente probabile una delle due possibilità: suicidio, vendetta.

La politica è responsabile di questa crisi: lo è a livello mondiale, perché si è fatto finta di non vedere e di non sapere che gigantesche bolle speculative si stavano formando, bolle che sarebbero esplose ed avrebbero messo sulla strada milioni e milioni di famiglie; lo è a livello italiano perché dal 1946 in poi la politica è autoreferenziale, ha pensato e pensa solo a se stessa, ad arricchimenti  illeciti con i soldi della gente, senza costruire il futuro del Paese e non ha mai avuto quello spirito fondamentale che è contenuto in tre parole: etica, morale, civismo. I morti di oggi li fa la politica irresponsabile, avida, immorale e senza pudore.

Non ho letto una parola di un qualunque politico a comprensione di Preiti che ha sparato ai due carabinieri, volendo sparare ad altri, con un gesto da condannare in toto, ma anche da comprendere in toto. Quante altre persone sono state o sono lì lì per compiere un altro simile disperato gesto? Ma dalla politica solo la doverosa vicinanza ai due carabinieri – tutta l’Italia è con loro – che sono nella stessa barca di Preiti, poveri cristi tutti, vittime della stessa crisi e della stessa politica. Non una parola di commiserazione per questo sventurato italiano che non voleva uccidere i carabinieri, da sempre amici della gente e soprattutto della povera gente, uno che voleva colpire i responsabili del suo dramma, quelli che dopo avergli tolto tutto non riescono ad avere nemmeno un colpo d’ala mentre il paese affonda e con esso milioni di famiglie, nemmeno Grillo. Nessuno ha avuto una parola per questo disgraziato in cui sotto sotto si immedesima tantissima gente, nessun politico ha detto “siamo colpevoli, chiediamo scusa a tutti, da oggi le nostre giornate saranno dedicate tutte a risanare questo paese ed a dare agli italiani ciò che i nostri errori hanno loro tolto”. Non uno; sommo gesto di disprezzo per chi soffre tutti i giorni a causa della politica corrotta. Mentre Cancellieri parla di gesto di uno squilibrato. Hanno tirato troppo la corda, è quasi rotta.

Sono sempre più convinto che la soluzione al problema italiano è quella già indicata e percorsa da Mussolini: destra sociale fatta di doveri prima e diritti dopo, povera gente prima altri dopo, rispetto prima pretese dopo, responsabilità prima giudizi dopo, onestà sempre. Per tutti, cominciando da chi sta in testa.

Italiani litigano, Germania scippa

Eccoli qua la grande Germania e gli stupidotti europei di contorno.

Come riportato da diversi media nazionali, risulta che, come garanzia sul prestito della BCE, Berlino ha ottenuto il diritto di sfruttamento delle acque territoriali di Cipro per i prossimi 99 anni.

“Saranno infatti aziende tedesche che avranno il diritto di entrare nelle acque cipriote, per la prospezione e l’eventuale sfruttamento delle risorse petrolifere, per il possibile sfruttamento del giacimento di metano parzialmente condiviso con Israele sufficiente per il fabbisogno europeo per 50 anni buoni, e per lo sfruttamento delle pescose e ricche zone FAO, conosciute soprattutto per la presenza del pregiato tonno rosso del mediterraneo, amato dai giapponesi, pescato, macellato e congelato direttamente in barca, spedito per via aerea in Giappone e battuto all’asta a carissimo prezzo al mercato del pesce di Tokio.
Almeno quel poco che ne è rimasto. Bel colpo, salvare Cipro.”

Dicono che sia stata fatta una gara con greci (!), francesi, inglesi e che la Germania abbia avuto la meglio. Ma chi ci crede! Anche se avessero fatto la fantomatica gara, come pensiamo sia andata tra Francia, Germania e Inghilterra: “ieri tu ti sei presa la Libia, oggi io mi prendo Cipro, domani tu ti prendi…..”
Dunque, tutta la UE, con i soldi di tutti gli stati membri – Italia compresa – così come è stato per il salvataggio della Grecia, “salva” Cipro e la Germania da sola prende il bottino di guerra.

Che si tratti guerra è palese, da decenni la Germania sta conducendo la sua guerra per impadronirsi della UE. Dopo aver “comperato” le aziende di mezza Europa dell’Est, dopo aver contrastato ed in molti casi impedito il riconoscimento dei prodotti di origine controllata a danno soprattutto dell’Italia, dopo essersi ingrassata in questa perdurante crisi a spese di Spagna, Portogallo, Grecia e Italia facendo alzare lo spred dei paesi in difficoltà e inducendo quindi gli investitori a rifugiarsi pur con bassi tassi di interesse nelle banche tedesche finanziatrici a buon mercato dell’industria germanica, adesso ancor più spudoratamente la Germania utilizza i soldi di tutti gli europei, italiani in testa, per mettere le mani sul patrimonio di un debole stato “europeo”. I soldi di tutti per gli interessi della Germania.

Nel frattempo Bersani, Grillo e la politica italiana litigano nella nave che affonda. Italiani, stupidità senza fine.

Io insisto, dobbiamo uscire da UE e adottare una politica protezionista. Sono confortato in questo – quanto meno sulla politica protezionista – da studiosi del calibro di Alain De Benoist, Emmanuel Todd e Jean Luc Greau

Il peso della burocrazia

In un mio precedente articolo ho scritto che, senza licenziare, il personale della Pubblica Amministrazione può essere agevolmente ridotto mediamente del 20% su base nazionale, a legislazione invariata.

Se però ci si decidesse una volta per tutte a fare una vera sburocratizzazione, ovvero ad eliminare molte leggi inutili che nulla portano alla efficienza della macchina e nulla portano alle aziende, ma anzi creano costi aggiuntivi stimabili nel 10%-15% del fatturato aziendale per i privati, ed altrettanti per la Amministrazione Pubblica (PA), e se ci si decidesse a fare testi unici con leggi semplici che fossero obbligatoriamente comprensibili ad un cittadino qualunque, quel 20% potrebbe diventare agevolmente un 30%.

In numeri di bilancio questo significa una riduzione di circa 90.000 dipendenti/anno e perciò di circa  1.000.000 di dipendenti pubblici in 10 anni sui 3.500.000 attuali, riduzione ottenuta senza licenziare alcuno, ma  semplicemente non rimpiazzando coloro che vanno in pensione ed eliminando con gradualità le posizioni precarie; in denaro questo significa circa 6 miliardi €/anno, ovvero più di 60 miliardi di euro a fine operazione. Per essere ancora più chiari avremmo un risparmio di 6 mld€ il primo anno, 12 mld€ il secondo anno, 18 mld€ il terzo….,  60 mld€/anno ogni anno dal decimo in poi. Garantisco che la macchina pubblica funzionerebbe anche meglio, lo ho già verificato nel comune di Pordenone.

Ovviamente il personale rimanente andrebbe formato e motivato adeguatamente partendo dal principio che ognuno di noi vorrebbe avere soddisfazione dal proprio lavoro, sia professionale, che morale che economica. Esattamente ciò che ho fatto nel Comune di Pordenone nei miei 8 anni da Sindaco, con risultati davvero molto buoni per tutti, dipendenti pubblici in testa.

Se i 60 mld€/anno in meno di spese della PA fossero trasformati in minori tasse per industria, artigianato, agricoltura e commercio che proprio grazie alla semplificazione burocratica avrebbero minori costi stimabili in 20-30 mld€/anno, il totale porterebbe a 80-90 mld€/anno di minori tasse per il comparto produttivo, il che ne aumenterebbe di molto la competitività generando quindi la necessità di nuove assunzioni, ovvero diminuendo la disoccupazione, aumentando la ricchezza del paese , della gente…..

Ricetta semplice vero? Perché non va di moda? Secondo voi “l’apparato” uscirebbe rafforzato o indebolito da una tale rivoluzione?

Ci vuole un potere forte, determinato, non condizionabile

Il futuro del Friuli Venezia Giulia

La storia insegna, specialmente quando i fatti considerati sono affini a quelli che si vorrebbe leggere con gli occhi della storia.

Lester Turow ha scritto un bel libro sulla sfida economica continentale iniziata negli anni ’80 fra Giappone, USA ed Europa con una Cina ed un Sud-Est Asiatico che erano appena i cuccioli di tigre che conosciamo oggi.  Era in palio la supremazia nel mercato mondiale non ancora benedetto ed impalmato da quella autentica iattura che è il WTO (World Trade Organization) certificato di garanzia della globalizzazione, la più grande tragedia sociale dei tempi moderni.

Lester Turow era consigliere economico di Ronald Reagan ed aveva studiato a fondo le economie mondiali, in particolar modo la economia del Sud-Est Asiatico, scoprendo che la curva dello sviluppo economico era funzione esponenziale degli investimenti fatti in istruzione, formazione e ricerca e sviluppo: la correlazione non era casuale, era anzi evidente il rapporto causa-effetto. Abbiamo visto cosa sono diventati oggi i cuccioli di tigre di allora: Cina, Corea del Sud, Taiwan, Malesia, Indonesia, Vietnam sono autentiche tigri che Europa e USA non riescono ad arginare ed alle quali presto soccomberanno.

Sono passati quasi trenta anni da allora, da quando si ebbe la certezza peraltro ovvia che gli investimenti in istruzione, formazione e ricerca&sviluppo sono il più potente motore dello sviluppo economico di un paese, come se le scoperte di Volta, di Meucci e di altri straordinari scienziati non avessero già indicato la strada pur nella loro eccezionalità.

E l’Italia cosa ha fatto da allora? In tutti questi anni l’Italia non ha minimamente considerato le motivazioni del successo dei paesi asiatici e non ha investito nella formazione dei cervelli risorse minimamente adeguate ad affrontare una sfida globale che da tempo si era capito sarebbe stata terribile.

Così anche la nostra regione, quel Friuli Venezia Giulia fatto di gente laboriosa proveniente da un passato di grande fatica ed indigenza che nel dopoguerra si è convertito in regione industriale di successo. Di successo, ma di fiato corto. Nel momento in cui bisognava premere sull’acceleratore investendo sugli studenti e sui ricercatori di ogni età, su scienza e creatività, si sono invece riversati fiumi di soldi nel finanziamento di mille attività che guardavano all’oggi e non al domani. Grave miopia politica da cui nessuna forza politica è immune, nemmeno il centrodestra che però ha almeno il merito di aver sostenuto le aziende in difficoltà in questi terribili ultimi 5 anni.

La strada del futuro è segnata se si vuole sopravvivere e prosperare: investire in tutta la filiera del cervello, soprattutto sulle università troppo poco sostenute fino ad oggi, sulla formazione, sulla ricerca e sviluppo. Investire senza obiettivi di breve termine, elettorali e di consenso. E’ ora che la politica guardi lontano e svolga finalmente il suo compito: costruire un futuro solido e duraturo basato sul sapere dei propri cittadini, il valore più grande che la nostra popolazione ha. Agli obiettivi di breve termine ci pensino le aziende; la politica e la regione hanno, devono avere, obiettivi di lungo termine, gli unici in grado di costruire, far crescere, rendere forti. Ciò richiederà forti investimenti, costanza, pazienza, ma alla fine il Friuli Venezia Giulia si sarà garantito uno splendido futuro diventando regione di avanguardia e di riferimento. Crederci.

 

 

Fosse Ardeatine

Fosse Ardeatine, una delle pagine più tristi della storia italiana. E’ fuor di ogni dubbio che i responsabili indiretti ma pienamente consapevoli della strage delle Fosse Ardeatine furono i partigiani delle brigate Garibaldi che con una azione militarmente irrilevante uccisero 33 uomini (altri 9 sarebbero deceduti in seguito) del reparto di polizia SS Polizei Regiment Bozen non in un combattimento a viso aperto che non avrebbe avuto altre conseguenze sulla popolazione, ma in un agguato durante un trasferimento dei tedeschi lungo le vie di Roma. Nell’esplosione della bomba morirono anche due civili, fra cui un bambino di 12 anni, e nella sparatoria successiva altri quattro italiani.

I partigiani sapevano che sul suolo italiano l’ordine di rappresaglia applicato dai tedeschi era di dieci italiani fucilati per ogni tedesco ucciso in azioni di resistenza armata, e sapevano che se si fossero consegnati ai tedeschi per pagare di persona la loro azione non ci sarebbe stata rappresaglia, ma nonostante ciò essi non si presentarono ai tedeschi e 335 italiani furono uccisi al posto loro. “Circa 39 erano ufficiali, sottufficiali e soldati appartenenti alle formazioni clandestine della Resistenza militare, circa 52 erano gli aderenti alle formazioni del Partito d’Azione e di Giustizia e Libertà, e Bandiera Rossa, un’organizzazione comunista trockijsta non legata al CLN, e 75 erano di religione ebraica. Altri, fino a raggiungere il numero previsto, furono detenuti comuni. Non mancarono tuttavia tra gli uccisi i rastrellati a caso e gli arrestati a seguito di delazioni dell’ultima ora” (Wikipedia). E’ falso che il Questore Pietro Caruso abbia collaborato con i tedeschi per la individuazione dei cittadini da fucilare, anzi egli si oppose alla stesura della lista; ciò nonostante venne fucilato dopo un processo sommario. Ancor peggiore sorte toccò all’incolpevole direttore di Regina Coeli Donato Carretta che nonostante nei giorni precedenti avesse liberato dei detenuti per evitare che cadessero in rappresaglie, venne linciato dalla folla inferocita che ancora una volta dimostrò la stoffa dell’italiano medio.

I partigiani conoscevano perfettamente l’ordine di rappresaglia previsto dall’art. 42 della corte dell’Aja applicato dai tedeschi, e previsto anche dagli eserciti inglese, americano e francese. Ma i partigiani, in testa Giorgio Amendola, volevano una azione di forte valore simbolico http://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_via_Rasella  e non a caso scelsero il 23 Marzo data della fondazione dei fasci di combattimento.

E’ possibile che Amendola e gli esecutori della strage di via Rasella abbiano cercato e voluto la rappresaglia tedesca per suscitare la indignazione popolare e sollevare la città, ma è anche possibile che abbiano semplicemente avuto un comportamento vile non facendosi carico delle loro responsabilità e lasciando che altri morissero al loro posto. Qualunque sia la vera motivazione il fatto incontestabile è che essi sapevano a priori quale sarebbero state le conseguenze della loro azione: l’uccisione di dieci italiani per ogni tedesco ucciso.

Giustizia, senso di responsabilità, dignità imponevano di pagare di persona, e invece quei partigiani uccisero consapevolmente 335 persone innocenti. Per il vile atto di via Rasella essi furono  trattati come eroi, furono insigniti di medaglia al valor militare ed eletti in Parlamento. Partigiani, comunisti, questo sono.

Irresponsabilità senza fine

Centinaia di aziende chiudono ogni giorno, migliaia di italiani rimangono senza lavoro ogni giorno, migliaia di famiglie si aggiungono ogni giorno a quelle che non sanno come tirare avanti, l’Italia affonda sempre più ed è preda della criminalità che ricicla il denaro sporco nell’acquisto a due soldi delle aziende che persone perbene hanno faticato una vita per far crescere e prosperare.

Tutto questo accade in Italia mentre il PD dice che non farà mai un governo con Berlusconi e Grillo si erge a uomo puro dalla vestina bianca che in realtà vuol fare affondare completamente l’Italia per conquistare il potere anche se ciò dovesse costare miseria e fame per gran parte del Paese. Non ci sono parole per questo squallore, non ci sono parole che possano rendere minimamente accettabili comportamenti come quelli del PD e dei grillini.

Gli italiani non hanno votato PD e Grillo per radere al suolo l’Italia e ricostruirla ex-novo, li hanno votati per salvare milioni di lavoratori e di famiglie che nel giro di pochi mesi potrebbero trovarsi su una strada senza sapere come mettere insieme il pranzo con la cena perché forse ci sarà solo quello o solo questa. Le riforme e la moralizzazione sono ormai inevitabili, e nessuno può pensare che vengano messe da parte, ma adesso c’è qualcosa di più urgente da fare: c’è da dare alle aziende creditrici qualcosa come 50 miliardi di euro per lavori e servizi che lo Stato ha già avuto, 50 miliardi che significano la sopravvivenza per molte di esse e per le famiglie che vivono grazie ad esse. C’è da salvare un patrimonio di aziende e di lavoro che si distrugge in un attimo e si ricostruisce in decenni di sacrifici e di stenti. C’è una sovranità da proteggere perché quando la mala nostrana e internazionale avranno comprato a due soldi i gioielli di famiglia, lo Stato non sarà più Stato ed i cittadini italiani non saranno più cittadini.

E’ indispensabile formare subito un governo con PD-PDL-Grillini che agisca immediatamente per rianimare il paziente mettendo da parte ogni rancore personale.

Ma la politica vecchia non ha ancora capito nulla di quale è il suo compito e la politica nuova ricorda tanto le iene che attendono la fine di animali moribondi per banchettare con le loro carcasse. Squallore senza fine, dei vecchi e dei nuovi, intenti alle tribune politiche ed alle lotte di palazzo mentre il Paese muore e con esso una gente che certamente si è meritata tutto questo, ma che comunque, qualunque sia la sua colpa non può essere lasciata morire, non fosse altro che per il fatto che la gente siamo noi, ognuno dei nostri figli, ognuno dei nostri padri e madri.

Cosa vogliamo fare in Regione FVG

Rispetto, Responsabilità, Onestà sono valori imprescindibili per i quali abbiamo già pagato sulla nostra pelle, valori non trattabili fondamento di una società sana e di una comunità civile. Non promettiamo l’impossibile, o, peggio ancora, ciò che si è già deciso di non fare, non promettiamo province autonome dimenticandocene il giorno dopo le elezioni; ci impegniamo per il possibile al meglio delle nostre capacità.

Oggi sono di nuovo in pista per contribuire a cambiare questo Paese con questi obiettivi:

  • Rilancio immediato della PMI e della Agricoltura con adeguati incentivi e pagamento a brevissimo di qualunque fornitura di beni e servizi fatta alla Regione
  • Riduzione concreta della fiscalità regionale esistente, per le aziende e per i singoli cittadini
  • Forti investimenti in ricerca a breve e Università
  • Decisa sburocratizzazione
  • Riequilibrio finanziario rapido della provincia di Pordenone (credito 150 M€/anno)
  • Accorpamento reale dei servizi dei comuni più piccoli
  • Recupero di efficienza ed efficacia di Sanità, Comuni, Province e Regione mediante uno stringente controllo di gestione per una riduzione della spesa corrente
  • Autonomia della regione intensificata ed estesa, sviluppo della macroregione di Alpe Adria
  • Recupero della sicurezza a tutti i livelli, Polizia Municipale in supporto a Carabinieri e Polizia
  • Salvaguardia delle nostre radici culturali e delle nostre tradizioni
  • La Amministrazione Pubblica è al servizio della gente, non viceversa
  • Prima gli italiani

Alfredo Pasini